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Segnaliamo alcuni brevi video particolarmente significativi

(la pagina è incompleta e ancora in costruzione)

 

TG Regionale Piemonte del 23-MAR-2013 sulla manifestazione notav Susa-Bussoleno:

 

 

servizio di Report del 23.10.2011 sull'inutilità dell'opera

 

 

 

Servizio Pubblico del 1° marzo 2012

 

A breve verranno inseriti altri video...

 

ELENCO DEI PROMOTORI DELLA RACCOLTA FIRME NO-TAV (Luglio-Settembre 2007)

 

Associazione culturale e giovanile SKANTIERI GIOVANILI

Associazione Difendiamo il futuro – NO TAV

Associazione Emissioni Zero

Associazione Habitat onlus

Associazione La Fonte Acquariana di Coazze

Associazione Montagna Nostra

Atleti NO TAV

Collettivo Pianezzese Autogestito Laboratorio Zero

Comitato autogestito contro il TAV e tutte le nocività Torino/Caselle

Comitato di lotta popolare contro l’alta velocità

Comitato FORESTO NO TAV

Comitato NO TAV Avigliana

Comitato NO TAV Buttigliera-Rosta

Comitato NO TAV Chiomonte Non ci ruberete il futuro

Comitato NO TAV Chiusa di San Michele

Comitato NO TAV Condove

Comitato NO TAV di Sant’Antonino

Comitato NO TAV Giaglione

Comitato NO TAV Giaveno-Coazze-Valgioie

Comitato NO TAV Gravere

Comitato NO TAV La Cassa

Comitato NO TAV NO TIR Alta Valle Susa

Comitato NO TAV Orbassano

Comitato NO TAV Pinerolese Valli Chisone e Germanasca

Comitato NO TAV Rivalta

Comitato NO TAV Rivoli

Comitato NO TAV Salbertrand

Comitato NO TAV San Didero

Comitato NO TAV Spinta dal Bass

Comitato NO TAV Susa-Mompantero

Comitato NO TAV Torino

Comitato NO TAV Venaria

Comitato NO TAV Villar Dora

Comitato NO TAV Villar Focchiardo

Comitato NO TAV Villarbasse

Comitato Rivalta Sostenibile

Comitato Santambrogese NO TAV e Vigilanza Cave

Comitato Spontaneo Almesino contro il TAV/TAC

Comitato spontaneo anti TAC/TAV di Val della Torre

Comitato Spontaneo NO TAV Alpignano

Comitato Spontaneo NO TAV Sangano-Bruino

Comitato Spontaneo NO TAV Trana

Comitato Vaiese No Tav No Inquinamento

Comitato Val Cenischia

Cooperativa Il Ponte di Giaveno

Gente Comune di Caprie contro il TAV

Gnun-e TAVanade Caselette

Gruppo Pace - Condove

Gruppo Spontaneo No Tav di Rubiana

Legambiente Circolo Vallesusa

MATTIE NO TAV !!!

Mensile Sarà Dura

NO TAV Meana RESISTERE PER ESISTERE.

Periodico Dialogo in Valle

Presidio NO TAV di Borgone

Presidio NO TAV di Bruzolo

Presidio NO TAV di Venaus

Spazio sociale TAKUMA

PETIZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO

Oggetto: Rischi sanitari connessi alla realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità/capacità Torino-Lione

La linea ferroviaria ad alta velocità/capacità Torino-Lione prevede, nella tratta da Settimo Torinese a Bruzolo, di circa 44 km, una galleria unica da Grange di Brione a Borgone (galleria Musinè-Gravio) di quasi 23 km. Allo scavo principale andrebbero inoltre ad aggiungersi almeno tre “finestre di sicurezza”, ovvero gallerie secondarie in località Rivera, Caprie e Grangetta.

La zona montana interessata dagli scavi è notoriamente tra le più ricche di amianto dell’intero arco alpino: a pochi chilometri da Grange di Brione si trova la vecchia cava di amianto di Balangero, la più grande d’Europa.

Nel gennaio 2003 un’equipe di geologi del Centro di Geotecnologie dell’Università di Siena ha svolto, per conto di RFI (Rete Ferroviaria Italiana), un’indagine finalizzata alla ricerca di amianto nelle rocce in affioramento della Valle di Susa con prelevamento di 39 campioni in 29 punti di osservazione, ubicati nel territorio compreso fra Grange di Brione e Borgone. In circa la metà dei campioni esaminati è stata riscontrata la presenza di amianto in diverse forme.

Sulla base di questo studio RFI ha valutato l’estrazione di materiale roccioso contenente amianto: il volume previsto è di 1.151.000 metri cubi; è previsto che circa la metà (500.000 mc) di questo materiale venga stoccato in località Tetti S.Mauro (Almese); dal progetto non risulta previsto un piano di sicurezza che possa impedire la dispersione di fibre d’amianto durante le fasi di lavorazione, di movimentazione e di stoccaggio, nè una valutazione dei relativi costi.

L’amianto è un minerale fibroso che, ridotto allo stato di polvere, in particelle microscopiche, viene facilmente disperso nell’aria dall’azione del vento e può essere inalato nei polmoni, dove si deposita.

Tra le malattie causate dall’amianto, il mesotelioma, tumore maligno della pleura, è sicuramente la più grave. Si manifesta dopo 15-20 anni dall’inalazione di particelle di amianto, ma ha una mortalità del cento per cento e conduce a morte in media entro nove mesi dalla diagnosi. Inoltre l’esposizione all’amianto aumenta l’incidenza di carcinoma bronchiale.

Non esiste esposizione sicura, cioè non esiste una soglia di esposizione al di sotto della quale l’amianto sia innocuo.

La popolazione che potrebbe trovarsi esposta è innanzitutto quella della Bassa Valle di Susa, circa 67.000 abitanti, ma il fenomeno potrebbe interessare, in virtù dei forti venti che spirano frequentemente verso Torino, anche l’area della città e della periferia nord-ovest, portando la popolazione esposta a diverse centinaia di migliaia di persone. E’ rimarchevole che già oggi la mortalità per mesotelioma nella Basse Valle di Susa sia fra le più alte riscontrabili in Italia.

Il progetto della Torino-Lione prevede poi il cosiddetto tunnel “di base” di 53 km, da Venaus a St.Jean-de-Maurienne.

Nel massiccio d’Ambin attraversato dal traforo sono presenti numerosi giacimenti di uranio, come documentato dal CNR fin dal 1965; per maggior precisione il materiale presente è pechblenda, forma notevolmente radioattiva; non è conosciuta per il momento una previsione di LTF sulla quantità di uranio che potrà essere contenuto nel materiale estratto che dovrebbe ammontare a ben 15 milioni di metri cubi.

Un recente studio dell’Istituto Superiore di Sanità Italiano ha evidenziato un incremento di linfomi di Hodgkin nei militari impiegati in missione di pace nei Balcani ed esposti all’uranio impoverito: ben il 236% in più rispetto alla popolazione non esposta.

In considerazione di quanto sopra, valutando che la situazione che si prospetta per il territorio è estremamente preoccupante, tale da configurare la concreta possibilità di severi danni alla salute pubblica, 100 medici della Valle di Susa hanno sottoscritto un manifesto pubblico di denuncia di tale situazione, chiedendo che vengano attivate le misure di sicurezza adatte ad impedire la contaminazione del territorio da parte di amianto ed uranio.

Preso atto di quanto sopra chiedo alla Commissione quanto segue:

1.       E’ ammissibile che un’opera di tali dimensioni e che potrebbe arrecare gravi danni alla salute delle popolazioni interessate sia avviata con una procedura di VIA che non affronta in dettaglio tutti gli aspetti potenzialmente pericolosi per la salute pubblica ed in particolare sottovaluta il rischio legato all’estrazione e alla movimentazione di amianto?

2.       E’ accettabile che non vengano compresi nella stima dei costi dell’opera quelli, ingentissimi, che sarebbero necessari ad impedire la dispersione di minerale d’uranio e delle fibre di amianto su un vasto territorio?

3.       Non sarebbe auspicabile la realizzazione di uno studio per valutare, attraverso un modello di dispersione aerea delle fibre di amianto, il coinvolgimento di Torino e cintura, vista la vicinanza con la città e la presenza frequente di forti venti che spirano in quella direzione con punte di velocità fino a 110 Km/h?

Confidando nel buon accoglimento della presente, porgo distinti saluti.

Dott. MARCO TOMALINO

a nome dell’associazione

Coordinamento Sanitario Valle di Susa

20 Gennaio 2005

 

 
PETIZIONE ALLA COMMISSIONE EUROPEA TRASPORTI (Gennaio 2003)

Oggetto: Problemi connessi alla proposta di un nuovo collegamento ad alta velocità-capacità ferroviaria tra Torino e Lione.

I fatti
Da una decina di anni su iniziativa di alcuni gruppi imprenditoriali e politici Piemontesi e della Regione Rhone- Alpes, Comitati promotori e gruppi di pressione hanno provato a promuovere a livello mediatico un nuovo collegamento ferroviario Torino–Lione. Il risultato propagandistico di questa costosa operazione è stato eccellente dando vita ad accordi programmatici tra i governi italiano e francese. Stranamente però è risultato nullo l’interesse economico suscitato presso gli operatori del settore: in 10 anni non si è trovato nessun privato disposto a partecipare al finanziamento.
In un primo tempo si giustificò l’opera preventivando un fortissimo flusso di passeggeri, poi si constatò che il flusso passeggeri non era tale da assicurare redditività all’alta velocità passeggeri e, senza mutare le caratteristiche della linea, si cominciò a parlare di “alta capacità ferroviaria” giustificando la nuova linea con forti flussi di merci su un futuro percorso ipotetico ”corridoio Est–Ovest” tra Lisbona e Kiev. Il progetto coinvolgerebbe le Alpi e la Pianura Padana, attraversando la catena alpina con lunghe, problematiche e perciò costose gallerie ferroviarie ( un centinaio di chilometri di gallerie di cui una di oltre 54).
La nuova ferrovia dovrebbe attraversare anche la Bassa Valle di Susa, la cintura Nord-Ovest di Torino e forse (secondo le ultime ipotesi) addirittura la stessa città di Torino. In particolare la valle alpina ( ad alto rischio idrogeologico) è percorsa da un fiume e dai suoi affluenti, è suddivisa in 25 comuni densamente abitati e già sovraccarica di strutture: 2 statali e relativi valichi del Moncenisio e del Monginevro, l’autostrada del Frejus, un elettrodotto, e la ferrovia internazionale (Torino-Modane ) recentemente raddoppiata. Sulla linea sono in corso lavori di miglioramento per 300 milioni di euro (tra gli interventi l’aumento dell’altezza delle gallerie). Dal 1999 la valle è diventata l’unico grande corridoio stradale di accesso verso il Nord della Francia a causa dell’incidente nel Tunnel del Bianco e sua temporanea chiusura. Non a caso il 30% delle merci che attraversavano l’arco alpino italiano in quel periodo sono transitate in Valle di Susa.
Sulla linea ferroviaria attuale transitano141 treni al giorno solamente nei periodi di punta (92 i convogli merci secondo le fonti FS sempre nei giorni di maggior traffico) compresi molti treni merci scarichi in ritorno dalla Francia e 3 coppie di TGV e Pendolini pressoché vuoti, salvo che nei periodi di Natale e Pasqua. Su questa linea si trasportano meno di 10 milioni di tonnellate di merci all’anno, quantità stabile da oltre un decennio, nonostante le potenzialità ancora esistenti ed inutilizzate (vecchie previsioni parlavano di 19 milioni di tonnellate entro il 1990). Dodici anni dopo però osserviamo che l’utilizzo della linea esistente è soltanto del 38% rispetto alla sua reale potenzialità.
Il progettato nuovo collegamento ad alta capacità Torino-Lione per oltrepassare la catena delle Alpi dovrebbe usufruire di una galleria (la più lunga mai progettata) sotto al Massiccio d’Ambin
Gli studi sul tunnel di 54 chilometri sono ben lontani dall’essere completati e necessiterebbero di altri finanziamenti, mentre nessun sondaggio è ancora stato effettuato nelle zone più a rischio nel massiccio alpino e nelle zone più a valle. In ogni caso nei pochi documenti resi pubblici non risultano chiari i dati sui materiali che si incontrerebbero negli scavi, la loro destinazione, gli investimenti necessari ed i tempi di consegna dei lavori. Si sono però già spesi per questi studi oltre 150 milioni di euro, finanziati in parte dalla U.E, senza ottenere nessuna certezza circa la reale fattibilità e costo finale dell’opera o i tempi reali necessari per l’eventuale realizzazione.
Dalla relazione finale dei gruppi di lavoro della CIG Commissione Inter-Governativa Italo Francese risulta inoltre che nonostante questa opera solamente l’1% del traffico merci autostradale potrebbe essere convogliato sulle rotaie (a lavori terminati), lasciando inalterato il traffico veicolare nella nostra valle. Per aumentare quella percentuale, gli studi effettuati hanno addirittura preso in esame la possibilità di introdurre una tassa sui traffici alpini stradali di circa 100 euro a camion, con evidenti effetti sulla concorrenza e sui costi di trasporto e quindi sui costi finali delle merci.
Occorre inoltre sapere che a differenza dell’Eurotunnel sotto alla Manica, lo scavo nelle Alpi non troverebbe un unico tipo di roccia compatta ma materiali diversi, compresi un vastissimo sistema carsico in rapporto con il lago artificiale del Moncenisio, gas grisou, rocce con presenza di uranio ed asbesto, oltre a pressioni e calore enormi ( 50 gradi centigradi) e faglie lungo le quali le rocce alpine sono in costante e continuo movimento. Oltretutto lungo il percorso la linea interesserebbe aree agricole ad alto valore e zone densamente popolate, coinvolgendo i comuni della Cintura Nord –Ovest di Torino, e verrebbero costruite altre gallerie in Bassa valle di Susa con sicure ripercussioni sulle falde acquifere, sugli acquedotti (come nel Mugello) e sulla vivibilità di enormi zone residenziali ormai divenute “cintura di Torino”.
Ultimo elemento, ma forse il più importante, in questi dieci anni le popolazioni della Valle di Susa e della cintura Ovest di Torino si sono opposte radicalmente e fermamente ai vari progetti in discussione. Un’opposizione sociale ribadita nelle decine di iniziative, e manifestazioni che hanno visto e che vedono partecipare attivamente migliaia di abitanti delle zone interessate.
Un’opposizione democratica e sociale condivisa dagli Enti locali coinvolti, non solo volta a contrastare, ma capace di produrre in proprio argomenti e studi alternativi ai progetti e al modello di sviluppo che vengono sottintesi: trasformare questa valle e le altre zone coinvolte in un “corridoio di servizi”.


Le domande
Presa visione di questi dati e delle troppe incertezze circa la reale utilità dell’opera, i rischi finanziari, le difficoltà tecniche di realizzazione, l’assoluto mancato interesse da parte dei privati alla partecipazione ai costi dell’opera, e preso atto dell’opposizione sociale durissima esistente nei territori interessati chiediamo alla Commissione Trasporti del Parlamento Europeo:

E’ ammissibile e democratico che la volontà delle popolazioni ed Enti Locali sia calpestata in nome di MAI dimostrati interessi superiori, che sono semmai gli interessi delle società proponenti, coinvolte nella progettazione e nell’eventuale realizzazione dell’opera ?
E’ ammissibile che, esistendo linee ferroviarie non completamente o scarsamente utilizzate (ad esempio Frejus) si possano chiedere finanziamenti alla U.E. per studiarne altre la cui utilità e giustificata unicamente da traffici “previsti” fra almeno 15-20 anni da gruppi finanziari ed economici di pressione, ma smentiti dalle statistiche tendenziali (non tenendo conto ad esempio che entro il 2007 attraverso il solo Sempione ammodernato potranno potenzialmente transitare oltre 30 milioni di tonnellate di merci)?
E’ corretto creare pochi e trafficati “corridoi di passaggio”, creando situazioni di insostenibilità proprio nei territori alpini, disincentivando l’ammodernamento delle linee esistenti e favorendo corridoi esistenti solo sulla carta, come quello Est Ovest a Sud delle Alpi, mentre i flussi merci ferroviari prevalenti tra Italia ed Europa sono diversi, e percorrono una direttrice Nord- Sud?
Non ritiene la Commissione che nel realizzare eventuali linee di interesse europeo in territori alpini, valli, zone già pesantemente infrastrutturate e popolate, aree a forte rischio ambientale, debbano venire coinvolte in modo reale e prioritariamente tutte le amministrazioni interessate, comprese quelle locali stabilendo in tutti gli stati dell’Unione Europea condizioni univoche di sicurezza e tollerabilità al rumore e vibrazioni con adeguate fasce di rispetto e pagamento in modo uniforme degli eventuali danni?
E’ ragionevole che, in presenza di più opzioni di percorso possibili, compreso l’ammodernamento della linea esistente, tutte siano state scartate a priori dai proponenti per insistere fin dall’inizio su una sola ipotesi progettuale (con velocità prevista a progetto di 220 km /h in zona alpina! ), certamente la più onerosa, ed impattante a livello idrogeologico, la meno sicura oltre che dal mantenimento più costoso essendo pressoché tutta in galleria?
Avendo verificato i danni già causati da gallerie simili in altre zone d’Italia (ad esempio nel Mugello) con conseguente prosciugamento di fonti, danni a beni privati, pubblici, archeologici ed artistici, considerata l’esistenza anche in Valle di Susa di siti archeologici e di alto valore paesaggistico, oltre che di innumerevoli acquedotti, è corretto insistere su tale ipotesi progettuale? Verificato inoltre l’alto rischio idrogeologico esistente sul territorio, la presenza di vasti giacimenti amiantiferi e di vene consistenti di roccia uranifera nelle zone interessate agli eventuali scavi, anche al fine evitare tutti i rischi, aumento dei costi, allungamento dei tempi di realizzazione, non dovrebbero preventivamente essere affrontati questi argomenti che invece vengono sistematicamente ignorati dai proponenti?
E’ irragionevole pretendere che, esistendo il ”Rapporto Brossier”, e la perizia indipendente disposta dal Governo Francese che si esprimono negativamente sull’opera oltre che tutta una serie sostanziosa di quesiti tecnici “Punti di dissenso alla Relazione finale del Gruppo CIG Ambiente” tuttora senza risposta, formulati da uno degli stessi componenti della Commissione di studi italo francese “CIG”, prima di finanziare o iniziare ogni altro studio vengano presi in considerazione anche questi documenti e data risposta pubblica alle domande formulate?
Infine, se mai si riuscisse a giungere realmente alla fase di realizzazione, cosa di cui dubitiamo fortemente, non ritiene la Commissione che la procedura di impatto ambientale accelerata e semplificata prevista dalla recente ”Legge obiettivo” aumenti i rischi per tutto il territorio e che tutti gli studi preliminari di progettazione e l’eventuale costruzione di una simile linea ferroviaria di carattere internazionale dovrebbero sottostare in ogni caso alle procedure di appalto europeo ed ai successivi controlli comunitari?

Hanno contribuito a preparare e firmano questa petizione le seguenti associazioni e Comitati locali:

Legambiente Circolo Valle di Susa - Bussoleno Presidente Piercarlo Cotterchio

Pro Natura Piemonte - Torino Presidente Emilio Del Mastro

Legambiente Piemonte -Torino Presidente Wanda Bonardo

Associazione Habitat Onlus - Condove Presidente Prof . Claudio Cancelli

Federazione Provinciale Coltivatori Diretti -Torino Presidente Dottor Carlo Gottero

Legambiente Circolo Rivoli-CascineVica Presidente Pietro La Camera

Comitato San Rocco - Condove Presidente Gabriella Tittonel

Comitato Spontaneo Almesino contro il TAV TAC Portavoce Fabrizio Falca

Comitato Spinta dal Bass - Avigliana Portavoce Maurizio Piccione

Comitato di quartiere di Villaretto- Torino Portavoce Michele Falcone

Comitato spontaneo San Gillio Portavoce Stefano Lenza

Gruppo Pace Valsusa Portavoce Bianca Riva

Redazione del mensile Dialogo il Valle Portavoce Marisa Ghiano

Comitato Gente Comune Caprie Portavoce Matteo Carello

Comitato No Tav Città di Torino Portavoce Paolo Mattone

Comitato spontaneo anti TAV/Tac Val della Torre Portavoce Nello Viglierchio

Comitato spontaneo Chianocco Bruzolo e San Didero Portavoce Elena Succo

Associazione Valsusa Filmfest - Condove Portavoce Chiara Sasso

Comitato Spontaneo Padano Almese/Valmessa Portavoce Dario Catti

Comitato Spontaneo Unico di Venaria Portavoce Giudo Bertino


Le firme originali sono depositate presso Legambiente Circolo Valsusa- Bussoleno

Le Associazioni e Comitati firmatari della presente petizione rappresentano le istanze di una molteplicità di persone e della società civile delle zone coinvolte ed intendono con questa azione testimoniare alle più rappresentative istituzioni europee l’opposizione popolare ragionata e democratica che va avanti da oltre 10 anni, con manifestazioni ed azioni non violente. Tali iniziative si sono accompagnate costantemente con quelle politiche ad ogni livello che i rappresentanti locali, Sindaci ed Amministratori di Comunità Montane hanno costantemente ricercato non senza difficoltà. La zona interessata va dalla periferia di Torino fino al confine francese, un territorio già gravemente compromesso. L’obiettivo comune è quello di difenderne la vivibilità ed ottenere una più omogenea distribuzione dei traffici merci tra i valichi alpini.
Le associazioni firmatarie hanno a cuore lo sviluppo del trasporto su ferro ma proprio per questo motivo ravvisano in questo progetto, ritenuto prevalentemente speculativo ed impattante, scarsa rispondenza alle esigenze reali, una totale sottovalutazione dei pericoli presentati dagli stessi studi del Politecnico di Torino (file allegato), la mancanza di certezze sui tempi di realizzazione e dei costi dell’opera. Si denunciano inoltre gravi azioni di disinformazione da parte dei media e di propaganda pubblicitaria che riteniamo “ingannevole” circa l’utilità reale dell’opera da parte dei proponenti. Le difficoltà incontrate dagli amministratori nell’ottenere risposte precise da FS e su argomenti come i flussi di traffico, il modello d’esercizio della linea, l’utilizzo del marino estratto dalle gallerie, la mitigazione del rumore, la questione dei cantieri aperti per decenni ecc.. non fanno che confermare il livello di approssimazione degli studi realizzati e l’unico vero scopo dei proponenti: quello di cominciare al più presto gli scavi con l’alibi che altrimenti “Il Piemonte resterebbe isolato” peccato che da anni proprio il Piemonte è statisticamente ed unanimemente conosciuta come la regione più infrastrutturata d’Italia per ciò che riguarda ferrovie ed autostrade.


Mittente della Petizione: Info@legambientevalsusa.it a nome di tutti i firmatari.

Le copie inviate al Parlamento Europeo con indirizzi e traduzione in inglese sarà inviata a tutti i quotidiani e giornali locali entro la settimana per mezzo e-mail


 

 

Dopo alcune audizioni, a Roma ed a Bruxelles, ad Aprile 2004 vi è l’accoglimento formale:

 

 

Le basi scientifiche dell'opposizione al TAV TO-LYON

 

Fin dalle sue origini il movimento No Tav si è potuto avvalere con costanza dell’apporto analitico di docenti universitari ed esperti di varie discipline (economia dei trasporti e architetture contrattuali e finanziarie, ingegneria ambientale, clima), di naturalisti, geologi, agronomi, studiosi dell’arte e del paesaggio, medici e giuristi. Grazie al contributo professionale di queste figure, sempre fornito gratuitamente, l’opposizione alla nuova ferrovia Torino-Lione ha potuto beneficiare di un "sapere" diventato, nel tempo, un bene comune.

 

Nel corso dei 24 anni di condivisione delle ragioni contrarie all’opera sono state innumerevoli le serate formative che, partite dal tema del modello infrastrutturale del Tav, si sono poi allargate alla critica delle ragioni economiche e politiche che perseguono uno sviluppo basato sulle cosiddette grandi opere, spingendosi infine a delineare un possibile futuro alternativo, più attento agli interessi collettivi ed al rispetto dei territori, che dia priorità all’ambiente, alla salute, ai diritti dei cittadini, che sia liberato dalla corruzione dei partiti e dall’invadenza delle mafie.

Citiamo solo alcuni degli eventi più recenti che hanno caratterizzato questo percorso.

 

 

 

 

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