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Sessione conclusiva del Tribunale Permanente dei Popoli dedicata a

Diritti fondamentali, partecipazione delle comunità locali e grandi opere

5 - 8 Novembre 2015 - Torino / Almese

In questa pagina vengono presentate le versioni integrali di dieci testimonianze dalla Val di Susa raccolte in video.
Nella prima giornata della sessione conclusiva del TPP ne sono stati estratti alcuni frammenti, mentre le versioni integrali sono state consegnate ai giudici in un DVD

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Testimonianze dalla Val di Susa consegnate ai giudici del TPP

Piera Tomalino e Riccardo Culatti

Emilio Scalzo

Cristina Uran

Gigi Richetto

Monica Montabone

Fulvio Tapparo

Paolo Chirio

Nicoletta Dosio

Giannni Maggi

Giulia Casel e Luca Anselmo

Torna alla pagina di tutte le testimonianze

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La sessione del Tribunale permanente dei popoli su

DIRITTI FONDAMENTALI, PARTECIPAZIONE
DELLE COMUNITÀ LOCALI E GRANDI OPERE
Dal Tav alla realtà globale
(Torino-Almese, 5-8 novembre 2016)

scheda di presentazione

[scarica la scheda in pdf]


La sessione del Tribunale permanente dei popoli dedicata a «Diritti fondamentali, partecipazione delle comunità locali e grandi opere» prende le mosse dal ricorso 8 aprile 2014 con cui il Controsservatorio Valsusa e un folto gruppo di amministratori locali hanno denunciato la grave e sistematica violazione, con riferimento alla progettata costruzione della linea ferroviaria Torino-Lione, di numerosi diritti fondamentali dei cittadini e della comunità della Val Susa, chiedendo il relativo accertamento con le deliberazioni conseguenti. I ricorrenti hanno fin dall’inizio segnalato che la situazione della Val Susa, lungi dall’essere un caso isolato, è espressione di un modello di sviluppo, diffuso in tutto il pianeta, che produce devastazioni ambientali lesive dei diritti fondamentali dei cittadini attuali e delle generazioni future e che estromette dalle scelte le popolazioni direttamente interessate. Ciò avviene, nel contesto italiano ed europeo, con modalità meno brutali di quelle usate in anni passati nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo ma è indicativo della stessa logica autoritaria e coloniale e del trasferimento a poteri economici e finanziari nazionali e internazionali di decisioni di primaria importanza per la vita di intere popolazioni e/o di quote significative di cittadini. I ricorrenti hanno, dunque, chiesto al TPP di accertare e condannare, insieme alle condotte denunciate con riferimento alla Val Susa, questo modello e le sue manifestazioni più eclatanti che si stanno verificando nel resto dell’Italia e dell’Europa.

Il ricorso è stato ritenuto ammissibile dalla presidenza del TPP con provvedimento del 20 settembre 2014 nel quale si è rilevato che «il ricorso pone tematiche simili a quelle già attualmente sottoposte all’esame del TPP: specificamente il caso Messico, quello dell’industria mineraria del Canada, e la richiesta – giunta in parallelo a quella TAV, da parte di una rete di “gruppi esperti” e di “comunità resistenti” di Stati Uniti e Inghilterra – di una sessione sul fracking». Nel provvedimento si è, quindi, precisato che «il caso TAV, insieme alle altre vicende segnalate al TPP, è “rappresentativo” di processi e meccanismi più generali, specificamente importanti nella attuale fase della evoluzione economica-politica europea e mondiale» e che, conseguentemente, «il TPP dovrà esaminarlo e discuterlo insieme ad altri casi (europei e extraeuropei), che nel loro insieme siano ben significativi delle diverse modalità secondo cui (in Paesi e per problemi diversi, ma comparabili e complementari) si esperimenta la realtà di un diritto solo procedurale e l’assenza di effettivi strumenti giuridici di azione».
All’esito dell’attività preparatoria, nel corso della quale una delegazione del TPP ha incontrato anche i movimenti di opposizione alla costruzione dell’aeroporto di Notre Dame des Landes in Francia e alla realizzazione del progetto Mose a Venezia, si è pervenuti alla sessione inaugurale di Torino del 14 marzo 2015 e, quindi, alla sessione finale che avrà inizio, sempre a Torino, il 5 novembre 2015.  

* * * * *

Punto di partenza e, insieme, centro dell’analisi del TPP sarà il caso TAV in Val Susa. Di esso vanno, dunque, chiariti i termini in fatto.
La Val Susa collega l’Italia con la Francia mediante ben quattro valichi alpini ed è situata nella parte occidentale del Piemonte, a ovest di Torino. Essa comprende 39 Comuni e conta complessivamente, in tutta la sua estensione, circa 97.000 abitanti. La valle è attualmente attraversata dalla ferrovia internazionale del Frejus (c.d. linea storica Torino-Bardonecchia-Modane-Lione), dalla parallela autostrada A32 (i cui lavori si sono conclusi nel 1994) e da due strade nazionali, oltre che da strade minori. Da venticinque anni, quando ancora non era ultimata l’autostrada che attualmente l’attraversa, essa è minacciata dal progetto di costruzione di una nuova linea ferroviaria per treni ad alta velocità/capacità, destinati al trasporto promiscuo di passeggeri e merci, della lunghezza di 270 chilometri, parte in territorio italiano e parte in territorio francese, comprensiva di un traforo di 57 km che dovrebbe bucare le Alpi alla quota di circa 600 metri. Ad oggi la costruzione del tunnel non è ancora iniziata ma in Francia sono stati realizzati, tra il 2002 e il 2010, tre cunicoli esplorativi (future discenderie) mentre in Italia, alla Maddalena di Chiomonte, è iniziato nel 2012 lo scavo di un tunnel geognostico che dovrebbe essere ultimato nel giro di cinque anni.

Sin dalla presentazione del primo progetto di nuova linea ferroviaria si è sviluppata in Val Susa una forte opposizione con il coinvolgimento massiccio della popolazione, di amministratori locali, di docenti universitari, di esperti di varie discipline che hanno evidenziato da subito molteplici aspetti critici. Le ragioni dell’opposizione riguardavano e riguardano: a) l’impatto ambientale e i gravissimi rischi per la salute degli abitanti derivanti dallo scavo del tunnel in una montagna ricca di amianto e di uranio e dai relativi lavori preparatori, con diffusione nell’atmosfera delle polveri sollevate; b) la conclamata inutilità dell’opera, voluta da grandi gruppi imprenditoriali e bancari, sia per la sufficienza della ferrovia già esistente (utilizzata oggi per meno di un quinto delle sue potenzialità) sia per la caduta verticale del traffico merci e passeggeri sulla direttrice est-ovest (in diminuzione anche su strada); c) lo sperpero di denaro pubblico, ammontando i costi dell’opera, in base ai preventivi, a 26 miliardi di euro (in un contesto in cui, nelle grandi opere pubbliche, i costi finali, nel nostro Paese, superano mediamente di oltre cinque volte quello preventivato); d) il mancato coinvolgimento del territorio, lo scavalcamento delle istituzioni locali e l’assenza di qualsivoglia meccanismo di consultazione o di partecipazione dal basso alle decisioni sia dalla fase iniziale (in cui  è decisivo l’intervento delle popolazioni locali, anche alla luce della Convenzione di Aarhus del 1998).
Nel corso degli anni il movimento di opposizione è cresciuto e ha organizzato manifestazioni con una partecipazione plebiscitaria della popolazione (fino a presenze di 70.000 persone), diventando un punto di riferimento nazionale e internazionale. A fronte di ciò i poteri economici interessati e, con essi, la grande stampa e la maggioranza della politica nazionale e regionale hanno fatto muro respingendo ogni proposta di reale dialogo e cercando di trasformare l’opposizione di una popolazione in problema di ordine pubblico da gestire con forze di polizia e militari (fino all’utilizzo di reparti dell’esercito già impiegati in Afghanistan).

* * * * *

Come si è detto, peraltro, la vicenda della Val Susa è solo uno dei casi di progettazione o di esecuzione di grandi opere che rischiano di produrre effetti devastanti sull’ambiente e per la salute dei cittadini. Molti altri ne esistono in Italia e in Europa e tutti propongono, seppur con accentuazioni diverse, lo schema della linea ferroviaria Torino-Lione: decisioni assunte senza informazione e consultazione dei cittadini (o con informazioni inveritiere e consultazioni meramente apparenti), nascita di movimenti di opposizione più o meno consistenti, rifiuto delle istituzioni di aprire un confronto reale e sostituzione del dialogo con il controllo militare del territorio e la repressione penale delle opposizioni.
Di qui l’assunzione, nell’indagine del TPP, di altri casi esemplari. Per quanto riguarda l’Italia, il sistema Mose a Venezia, l’autostrada Orte-Mestre, il passante ferroviario e la stazione per l’alta velocità a Firenze, le trivellazioni per la ricerca di petrolio nel Mar Adriatico e in terraferma, il ponte sullo stretto di Messina, il sistema di comunicazioni satellitari MUOS a Niscemi; per quanto riguarda l’Europa, l’aeroporto di Notre Dame des Landes a nord di Nantes, la linea ferroviaria ad alta velocità HS2 da Londra a Leeds, la linea ferroviaria ad alta velocità dei Paesi baschi, la stazione di Stuttgart 21 in Germania e la miniera d’oro a cielo aperto di Rosia Montana in Romania. Sono, quelli elencati, i casi principali che saranno illustrati ed esaminati nella sessione torinese.

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Questo, dunque, l’oggetto della sessione del TPP, interamente pubblica e aperta ai cittadini, che si svolgerà a Torino dal 5 al 7 novembre e che si concluderà l’8 novembre 2015 con la lettura della sentenza ad Almese in bassa Val Susa.
I soggetti posti sotto accusa nel ricorso del Controsservatorio e degli amministratori della Val Susa sono gli enti promotori della linea Torino-Lione e le apposite società di attuazione, il Governo italiano (anche nelle persone di chi ha presieduto l’Osservatorio per il collegamento ferroviario Torino-Lione), la Commissione Petizioni del Parlamento europeo e il coordinatore UE del Corridoio Mediterraneo nell'ambito delle infrastrutture Ten-T (Trans European Network - Transport). Tali soggetti sono stati informati dal TPP della esistenza del procedimento e del loro diritto di parteciparvi per esporre le loro ragioni e difese. In ogni caso, come già si è detto, il giudizio del TPP si estenderà alla valutazione del modello che presiede alla progettazione e alla esecuzione delle grandi opere e delle ricadute dello stesso sui diritti delle persone e delle comunità interessate, sul rapporto tra i cittadini e le istituzioni, sulle regole e i princìpi della democrazia.

I testi degli esposti e documenti prodotti e altre informazioni e immagini sulla sessione possono leggersi sul sito http://controsservatoriovalsusa.org

Chi ci sostiene

Numerose personalità da tutto il mondo avevano sostenuto l'esposto presentato al TPP, in sintonia con il movimento notav, dal Controsservatorio Valsusa e da un folto gruppo di sindaci.
Anche in occasione della sessione conclusiva che il TPP ha dedicato a "Diritti fondamentali, partecipazione delle comunità locali e grandi opere" ci giungono numerose manifestazioni di sostegno. Eccone alcune:

Alex Zanotelli
Prima di tutto grazie al Tribunale Permanente dei Popoli, perchè ha voluto accogliere il grido dei Valsusini, un grido che i tribunali italiani non solo non hanno accolto, ma hanno considerato sovversivo.
Sono sempre stato un sostenitore del diritto del popolo della Val di Susa di decidere del futuro del suo territorio. Il popolo valsusino è un popolo appassionato del proprio territorio, della bellezza della propria valle che non vuole svendere per un piatto di lenticchie. Ritengo che la resistenza nonviolenta del popolo valsusino contro l'imposizione da parte del capitalismo finanziario internazionale che si ammanta del potere di Stato sia la stessa resistenza che dovranno fare tutti i popoli, se vogliamo salvare il Pianeta.
E' in ballo il futuro di homo sapiens che, su questo pianeta, è diventato homo demens

Raul Zibechi
En el mes de setiembre estuve en Val Susa y pude comprender que la lucha de la población es una lucha por la vida, por seguir siendo hombres y mujeres que viven y trabajan junto a la naturaleza, al lado de ríos, bosques y montañas, sin dañarlos, sin destruirlos, cuidando el entorno no sólo para ellos sino sobre todo para las generaciones futuras.
Los pueblos deben ser consultados ante intervenciones estatales o privadas que modifican el entorno donde viven y que puede afectar su salud y sus modos de vida. No hacerlo es una grave violación de los derechos de los seres humanos a una vida digna.    (19 de octubre de 2015)
[Lo scorso Settembre sono stato in Valsusa e questo mi ha dato la possibilità di capire che la lotta della popolazione locale è una lotta per la vita, per continuare a essere uomini e donne che vivono e lavorano insieme alla natura, accanto ai fiumi, boschi e montagne, senza danneggiarli, senza distruggerli, prendendosi cura dell'ambiente circostante non solo per loro stessi ma soprattutto per le generazioni future.
Le popolazioni devono essere consultate prima di interventi statali o privati che modificano l'ambiente in cui vivono, e che possono incidere sulla loro salute e sul loro modo di vivere. Non farlo è una grave violazione del diritto degli esseri umani a una vita degna]

Salvatore Settis
Ritengo che il Tribunale dei Popoli faccia cosa quanto mai opportuna nel prendere in esame la situazione delle opere pubbliche in Val di Susa, del loro impatto ambientale, paesaggistico, ecologico, estetico, archeologico non solo sulla geografia e la topografia dei luoghi, ma sulla percezione di sé che hanno (attraverso la propria vita quotidiana) le popolazioni e le comunità civili, e dunque sul funzionamento stesso della democrazia. Auspico che questo importante appuntamento possa aprire gli occhi a chi, nelle istituzioni, ha finora privilegiato un approccio unilaterale e autoritario al problema posto da numerosissimi cittadini della Val di Susa e non solo 

Tomaso Montanari
Come cittadino italiano, come storico dell'arte, come professore dell'università pubblica di questo paese, come amico del paesaggio, del patrimonio culturale e soprattutto dei cittadini della Val di Susa chiedo al Tribunale Permanente dei Popoli di accertare soprattutto una cosa: la popolazione della Valle è stata, o no, messa in condizione di partecipare davvero alla determinazione del futuro dell'ambiente in cui essa vive e vivrà? La grande opera del Treno ad Alta Velocità ha o non ha – per quanto riguarda il suo attraversamento della Val di Susa – un'autentica legittimazione democratica?
Chiedo al Tribunale di valutare attentamente, e di applicare alla Val di Susa, queste parole: «Uno studio di impatto ambientale non dovrebbe essere successivo all’elaborazione di un progetto produttivo o di qualsiasi politica, piano o programma. Va inserito fin dall’inizio e dev’essere elaborato in modo interdisciplinare, trasparente e indipendente da ogni pressione economica o politica.
Dev’essere connesso con l’analisi delle condizioni di lavoro e dei possibili effetti sulla salute fisica e mentale delle persone, sull’economia locale, sulla sicurezza. I risultati economici si potranno così prevedere in modo più realistico, tenendo conto degli scenari possibili ed eventualmente anticipando la necessità di un investimento maggiore per risolvere effetti indesiderati che possano essere corretti. È sempre necessario acquisire consenso tra i vari attori sociali, che possono apportare diverse prospettive, soluzioni e alternative. Ma nel dibattito devono avere un posto privilegiato gli abitanti del luogo, i quali si interrogano su ciò che vogliono per sé e per i propri figli, e possono tenere in considerazione le finalità che trascendono l’interesse economico immediato.
Bisogna abbandonare l’idea di “interventi” sull’ambiente, per dar luogo a politiche pensate e dibattute da tutte le parti interessate. La partecipazione richiede che tutti siano adeguatamente informati sui diversi aspetti e sui vari rischi e possibilità, e non si riduce alla decisione iniziale su un progetto, ma implica anche azioni di controllo o monitoraggio costante. C’è bisogno di sincerità e verità nelle discussioni scientifiche e politiche, senza limitarsi a considerare che cosa sia permesso o meno dalla legislazione». Non sono parole di parte, o parole estremiste: non sono nemmeno parole che sorgano dal cuore della Valle: sono parole della enciclica Laudato sii di papa Francesco. Ebbene: esse sono state rispettate, o tradite, in Val di Susa?
È questo il giudizio che io, e tantissimi altri cittadini europei, aspettiamo dal Tribunale Permanente dei Popoli

Luciano Gallino
La realizzazione della TAV in Val di Susa che si vuol condurre a termine a costo di usare  la forza, ad onta degli infiniti dati che comprovano la vecchiezza del progetto, la inutilità, i costi assurdi a fronte dei miliardi che ci vorrebbero per rimediare al dissesto idrogeologico, ecc.sono uno dei maggiori casi delle violazione dei diritti economici, sociali, civili, culturali che gli Stati membri dell'Unione ledono da decenni, calpestando una dozzina almeno di leggi fondamentali della stessa UE. Attendiamo con ansia una inversione di tendenza della giurisprudenza e della legislazione comunitaria.

Giovanni Palombarini
È noto ormai da anni che, al di là della pur grave questione delle ingenti spese che l’opera richiede, vi sono due problemi di fondo che la vicenda ha imposto all’attenzione di tutti. Da un lato la politica delle grandi opere dettata da rilevanti interessi economici indifferenti al bene collettivo  mette in pericolo un equilibrio ambientale e ecologico spesso già compromesso. Dall’altro non è concepibile che la volontà e gli interessi della popolazione di un’intera vallata vengano trascurati in nome di un indefinibile interesse nazionale.
Sono problemi essenziali di democrazia, che impongono di schierarsi. Le scelte dell’attuale governo italiano vanno in direzione contraria alla loro soluzione, e la volontà della comunità della Val di Susa viene in vari modi repressa.

Paolo Maddalena
Poteri oscuri hanno decretato la fine della nostra economia, del nostro territorio e della nostra indipendenza. I governi asserviti alla finanza ci stanno conducendo nel baratro. Il popolo ha nella vigente Costituzione (finché dura, Trattato transatlantico permettendo), la posizione di “contropotere” da esercitare secondo il principio di “sussidiarietà” (art. 118, ultimo comma Cost.). Siamo tutti impegnati a impugnare i provvedimenti legislativi incostituzionali davanti al giudice comune, per sollevare questioni di legittimità costituzionale e ottenere l’annullamento di queste leggi incostituzionali. Intanto le “sentenze” del Tribunale permanente dei popoli hanno una grande efficacia conoscitiva, interpretativa e comunicativa. Sappiamo che i media sono nelle mani di chi ci sta guidando verso la fine, ma, diceva Ghandi, “per propalare un’idea basta parlare con il proprio vicino”. Parliamo con quante più persone possiamo e  impegnamoci con tutta la nostra anima.

Marco Aime
Sostengo in pieno fin dagli inizi questa iniziativa di appellarsi al Tribunale Permanente dei Popoli. La sostengo perché quella contro il tunnel non solo è una giusta battaglia per la difesa dell’ambiente, ma è anche e soprattutto una legittima resistenza in nome della democrazia, quella vera, quella partecipata e non imposta dall’alto. La ormai più che ventennale mobilitazione del movimento No-Tav punta il dito su alcuni problemi giuridici di primo piano, primo fra tutti il diritto di una comunità di difendersi da imposizioni, anche se prese da una presunta maggioranza. Democrazia significa partecipazione e non dittatura della maggioranza. In valle di Susa si è invece consumata un’azione impositiva a dispetto della volontà di migliaia dei suoi abitanti, trasformando la valle in un’area militarizzata indegna di un Paese che si dice “democratico”.
Nel vedere la val di Susa militarizzata, i cantieri occupati dall’esercito e dai carabinieri, tornano alla mente le sconsolate parole di Lemuele Gulliver, quando, dopo aver tentato di spiegare al re dei giganti il sistema di governo degli uomini, dice un po’ malinconicamente: «Quando mi sentì parlare di certe guerre lunghe e onerose cadde dalle nuvole e pensò che noi fossimo un popolo di attaccabrighe (...) Ma soprattutto rimase sorpreso quando mi sentì parlare di un esercito mercenario stanziale in periodo di pace. Se eravamo governati, come avevo sostenuto, da rappresentanti che noi stessi avevamo eletti, non riusciva a capacitarsi di chi avevamo paura o contro chi mai avremmo dovuto combattere».

Ugo Mattei
“E’ difficile immaginare oggi, in piena crisi di legittimità della sovranità statuale e della sua logica di ferrea esclusione, istituzioni più importanti dei tribunali d’opinione per mantenere vivo un senso di legalità legittima. Sono questi alti Fori, qualora sostenuti da un’ opinione pubblica informata e consapevole, i luoghi in cui il senso di giustizia delle comunità e dei popoli può trovare soddisfazione nella difesa e nella costruzione dei beni comuni. Quale che sia l’ esito del processo il Movimento NO TAV si conferma protagonista nella costruzione globale di un’ ecologia del diritto”.

 

Concerto Bussoleno15 10 10 tutta

 

Sabato 10 Ottobre 2015 ore 21
Teatro Don Bunino Bussoleno

La musica è l'anima dei popoli

Al pianoforte: Massimiliano Génot e Alfredo Castellani

Musiche di
Chopin (mazurche), Gershwin (preludi),
Liszt (rapsodia ungherese; giochi d'acqua a villa d'Este),
Bartok (danze rumene), Kodaly (danze Marosszeky),
Grieg (danze norvegesi a 4 mani)

ingresso libero - serata benefit per il Controsservatorio Valsusa

(locandina)


 

Questo è il primo di due concerti al Teatro Don Bunino di Bussoleno in occasione dell'imminente sentenza, prevista per la prima settimana di novembre, del Tribunale Permanente dei Popoli.

Già nel 2011 i due pianisti avevano reso omaggio al movimento notav con un concerto molto apprezzato. Ritornano oggi per regalare nuove emozioni

concerto per valsusa small 11 09 30

 

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