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Cronaca di quattro giornate intense
(a cura di Pier Luigi Salza)

Domenica 8 novembre, il teatro comunale di Almese era stracolmo e la tensione palpabile quando alle 16 il Tribunale Permanente dei Popoli (TPP), al termine della sessione conclusiva svoltasi a Torino dal 5 al 7  novembre, ha emesso una storica sentenza, che finalmente presta ascolto e dà il dovuto riconoscimento alle istanze delle comunità che abitano la Val Susa, insieme a molti altri territori in Italia, in Europa e in America Latina su cui incombono i progetti delle Grandi Opere. Non era mai accaduto che il TPP, un tribunale internazionale d’opinione, erede del Tribunale Russel, formato da giuristi, costituzionalisti, scrittori, esponenti del mondo intellettuale, intervenisse su questioni riguardanti il nostro Paese.

Le sentenze del TPP non hanno valore giuridico, trattandosi di un ente ‘morale’ che fornisce ‘soltanto’ risposte a delle domande. Ma sono risposte che possono avere una forza dirompente nel collocarsi con incisività e lungimiranza contro la frenetica e massiccia corsa alla riduzione di qualsiasi attività umana in merce quale semplice generatrice di profitti. Il TPP era stato chiamato a valutare, tramite un esposto del Controssevatorio Val Susa, se in merito al progetto Tav si fosse attuata in questo territorio, seppure in forme meno brutali rispetto ad altri contesti extraeuropei, una violazione dei diritti umani delle comunità che lo abitano e quindi della democrazia, e se questo caso non rappresentasse un modello neocoloniale e autoritario di gestione delle grandi opere in Italia e in altri paesi.

In tre intensi giorni si sono succedute le testimonianze portate dal movimento No-Tav e dagli altri movimenti, coinvolti in questa sessione, di resistenza a grandi opere imposte: Mose, Muos, sottoattraversamento di Firenze, aeroporto di Notre Dame des Landes, ferrovia AV Londra-Birmingham, stazione di Stuttgart, i grandi corridoi logistici che dovrebbero attraversare il Messico e l’America Latina, per citarne alcune. A premessa della sentenza il TPP ha dichiarato che gli interessi delle persone e delle comunità non possono essere sottomessi a un presunto ‘interesse generale’, dal momento che questo si identifica nel mercato, concetto estraneo alla dimensione della collettività e del bene collettivo.

Nella sentenza letta dal presidente della sessione Philippe Texier,  si confermano le violazioni di diritti inalienabili dei cittadini, garantiti dalla Costituzione italiana, dalla Carta dei Diritti dell’Uomo e da tutti i trattati internazionali in materia di costruzione delle grandi opere, peraltro sottoscritti dal Governo italiano. In particolare: violazione del diritto ad una informazione veritiera sui rischi ambientali e per la salute che il progetto comporta, con l’aggravante della diffusione di dati e informazioni palesemente falsi; violazione del diritto ad una partecipazione diretta al processo decisionale, poiché l’Osservatorio ha soltanto simulato tale partecipazione, estromettendo dal tavolo le amministrazioni contrarie al progetto; violazione del diritto alla libertà di espressione e alla legittima resistenza dei cittadini contro una procedura illegale, con l’aggravante della criminalizzazione, l’uso sproporzionato della forza, l’accanimento giudiziario.

La sentenza definisce incostituzionali le leggi ad hoc ‘Obiettivo’ e  ‘Sblocca Italia’, che hanno consentito al Governo prima di militarizzare l’area del cantiere e poi di ignorare ogni ulteriore consultazione delle comunità locali. L’Unione Europea è ritenuta colpevole di elusione delle petizioni popolari e di parzialità nell’avallare il Governo italiano. Queste violazioni sono state riconosciute come grave minaccia per il sistema democratico, tese a favorire, in Val Susa così come negli altri casi esaminati, sostanzialmente gli interessi dei proponenti le opere. Il TPP raccomanda quindi al Governo italiano di indire consultazioni serie su pertinenza e opportunità dell’opera, senza preclusione rispetto all’opzione 0, e di sospendere nel frattempo il progetto; di cessare l’occupazione militare del territorio e non ostacolare l’espressione del dissenso. Raccomanda a tutti i governi e all’Unione Europea di considerare l’attivazione di grandi opere solo dopo avere attuato i processi partecipativi attraverso cui verificare l’effettiva necessità delle opere stesse per sostituire o integrare opere esistenti, accertata la loro inadeguatezza.

Nell’accoglimento dell’esposto, cosa niente affatto scontata, e poi nella formulazione della sentenza, il TPP ha reso merito al contributo di straordinaria determinazione della comunità della Val di Susa, capace di costruire con passione e con il supporto di studi rigorosi, una realtà conoscitiva e una narrazione coerenti e convincenti che hanno consentito di accertare la verità dei fatti. Si tratta di un pronunciamento significativo al di là di ogni attesa, pur nella consapevolezza che questo rappresenta solo una tappa di una lunga marcia, uno strumento da utilizzare per rafforzare una lotta che deve portare all’abbandono definitivo dell’opera.


 

Alcuni appunti presi nel corso delle deposizioni di alcuni testimoni  (ci scusiamo per le imprecisioni e per gli errori...)

Gianni Tognoni
E' un evento eccezionele, il primo nella storia del Tribunale d'Opinione TPP, che il TPP si occupi di violazione di questi diritti nel cuore dell'Europa, culla dei Diritti dell'Uomo. Il ricorso del controsservatorio in merito alla questione Tav in Val Susa è stato accettato per approfondire in maniera formale l'atto d'accusa che ha motivato il ricorso. I fatti riguardanti il Tav in Val Susa non sono solo espressione di una situazione locale. L'obiettivo infatti è verificarne la rappresentatività, rispetto ad altre situazioni che presentino analogie in Italia, in Europa e nel mondo, di un paradigma generale.

Livio Pepino
Nell’esposto si è chiesto al Tribunale Permanente dei Popoli di accertare se nella vicenda della progettazione e costruzione della linea TAV Torino-Lione vi siano state gravi e sistematiche violazioni dei diritti fondamentali dei cittadini e delle comunità interessate ad essere correttamente informati e a partecipare alle relative decisioni, ma si è anche chiesto di estendere il proprio giudizio a tutto il sistema delle grandi opere. Si ringrazia il TPP per avere accettato di esaminare le questioni sollevate con l’esposto, cosa niente affatto scontata e che di per sé rappresenta un grande successo, perché rompe la cappa di silenzio che copre in modo stabile le ragioni dell’opposizione alle grandi opere inutili e imposte. Con la consapevolezza che nelle situazioni in oggetto la violazione dei diritti fondamentali è avvenuta e avviene in modo meno brutale di quanto accaduto in altre vicende prese in esame dal Tribunale, proprio la denuncia di tali violazioni rappresenta la nuova frontiera dei diritti a fronte di attacchi che mettono in pericolo lo stesso equilibrio (ecologico e democratico) del pianeta.

Philippe Texier
Ricorda la competenza e l'esperienza del Tribunale, a partire dai casi già affrontai di non partecipazione e repressione, in situazioni di minaccia della vita e dei diritti di intere comunità. Riferisce che i giudici sono rimasti molto colpiti dalla militarizzazione del territorio osservata nella visita al cantiere, che rimanda a situazioni molto comuni in altri continenti e che sta diventando una delle componenti che si accompagna sistematicamente alle Grandi Opere.

Ezio Bertok
Alcuni cenni per inquadrare la realtà della Val Susa e per comprendere il contesto in cui si collocano i fatti di cui si parlerà, una valle la cui economia si basa: nella bassa valle, sull'industria manifatturiera (che ha soppiantato quasi ovunque le attività agricole), ora in grave crisi; nell'alta valle, sul turismo stagionale, in particolare nel periodo invernale. Una valle già profondamente infrastrutturata (due statali, un'autostrada, 3 valichi, due tunnel di cui uno ferroviario verso la vicina Francia) ora minacciata dal progetto TAV che comporterebbe un traforo di ben 57 km per treni ad alta velocità/capacità, progetto a cui si oppone un'intera valle.
In questa prima parte le testimonianze raccolte aiuteranno a riassumere a grandi linee 25 anni di opposizione. La morale è che il movimento No Tav in questo quarto di secolo ha avuto modo di imparare che le ragioni della scienza diventano poca cosa di fronte alla forza del potere. Ma gli abitanti, grazie a questa lotta, sono diventati una comunità consapevole dei propri diritti e determinata nel volerli difendere. Un altro rapporto ha caratterizzato costantemente l'opposizione al TAV in Val di Susa in tutti questi anni: quello con i tecnici e con gli amministratori locali, che sono tra coloro che denunciano il mancato confronto con le istituzioni.

Claudio Giorno
I  proponenti l'opera sostengono faziosamente che il movimento NoTav sia nato per opporsi alla realizzazione di una ferrovia. Non è così, perché l'antenato del movimento No Tav è il comitato Habitat, che nasce ne ’91 per lottare contro l'eccessiva infrastrutturazione della Val di Susa, preesistente all'idea di Tav, a cominciare dalla realizzazione dell'autostrada con  tutti i guasti che questa ha comportato. Di Habitat fan parte associazioni ambientaliste storicamente presenti in Val di Susa, tra cui Pro Natura, Legambiente, WWF, Italia Nostra, già insieme nella lotta contro la speculazione edilizia e a difesa della vivibilità residua di una valle tra le più infrastrutturate d'Europa. La differenza tra quel che c’è prima del movimento No Tav e quel che c’è dopo, è la grande partecipazione popolare, cresciuta in seguito alle mancata realizzazione delle compensazioni promesse con le grandi opere precedenti, ultima l’autostrada.

Gianfranco Chiocchia
L'assenza d'informazione alla popolazione della Valsusa e alle sue istituzioni (che rapidamente assunse anche i caratteri della disinformazione a livello nazionale) caratterizzò la vicenda della TAV fin dal suo primissimo inizio.
Nell'ambito del comitato "Habitat", che raccolse esperti di discipline diverse provenienti dall'Università, da agenzie e centri studi, furono analizzati, discussi e (inevitabilmente) criticati tutti gli aspetti legati al disegno della TAV, con un altissimo livello di competenza e in un'ottica di sistema fortemente interdisciplinare, dando luogo ad un'informazione diretta ai cittadini, tramite conferenze. Fu anche ricercato un confronto con la controparte e con gli argomenti da questa avanzati. Ma in tali incontri i dati da noi richiesti e regolarmente promessi non vennero mai consegnati o, se mai, lo furono in forme incomplete o insufficienti; difficilmente le nostre argomentazioni vennero contestate portando elementi in grado di contraddirle; l'impressione fu quella di essere consultati non tanto per tener conto delle nostre argomentazioni, ma solo per riferire ai media che una consultazione esisteva; la sequenza delle riunioni terminò quando venne al pettine il nodo vero, ovvero la prosecuzione di una discussione davvero aperta a tutti gli esiti, compresa la cosiddetta "opzione zero".

Alberto Perino
Il No Tav è un movimento popolare, che parte dal basso coinvolgendo in modo strordinario la popolazione. Nascono così i Comitati, in cui nulla è codificato e non ci sono gerarchie. La forza sta nelle manifestazioni. Non si riusciva a vedere i progetti, chiusi nelle stanze del potere. Alla dimensione popolare e al radicamento nei paesi si affianca il rapporto con i tecnici e con gli amministratori. Fanno eco le grandi manifestazioni, ma anche le prime violenze subite e i primi momenti di scontro (Venaus, Seghino) e le risposte del movimento inclusi i tentativi di coinvolgimento delle istituzioni, tra cui la raccolta di 32.000 firme, inviate a Prodi e a Bruxelles, da cui si sono ricevute solo porte sbattute in faccia. Le iniziative di contrasto per i sondaggi. Infine il cantiere della Maddalena, nel quale la parte di terreni che hanno diritto ad occupare è solo la minima parte dell'ampio territorio cui hanno invece vietato l'accesso. Nelle illegalità, nella segretezza degli affari nessun magistrato ha mai ficcato il naso.

Testimonianze dalla valle
Partecipare attivamente ci sembra il miglior modo per fare educazione civica. Una comunità che ci trasmette una forza che io pensavo di non avere. Le lotte si portano avanti in prima persona e collettivamente, e non si può delegare ad altri la difesa della propria vita. La questione No Tav era una questione che per noi significava difesa dell’ambiente e anche difesa della democrazia. Il PM scrive al Giudice che il soggetto è un attivista infaticabile. Ma è un reato essere un attivista infaticabile? Spesso negli incontri con le istituzioni si ha l’impressione di essere sentiti ma non ascoltati. Crediamo di essere confortati non solo dalla popolazione, ma anche dai fatti e dai dati tecnico-scientifici che in questi 25 anni sono stati prodotti sull’argomento.

Angelo Tartaglia
Dati e previsioni false, danni all'ambiente e alla salute. Sosterremo e mostreremo che i proponenti della nuova
linea ferroviaria Torino-Lione (NLTL) hanno scientemente e sistematicamente fatto uso di manipolazioni e forzature di dati e dell’informazione allo scopo di circonvenire e ingannare gli abitanti della valle e il grande pubblico, creare un consenso basato su convinzioni false indotte ad arte, isolare l’opposizione all’opera presentandola come un movimento irrazionale nocivo degli interessi generali del paese e screditare il dissenso, per quanto qualificato.

Claudio Cancelli
Secondo i promotori, costruire immediatamente la nuova linea sarebbe necessario al fine di evitare la fatale strozzatura dei traffici sulla linea storica, dovuta alla sua saturazione. Nel sistema produttivo che scambia merci attraverso le Alpi non c’è niente che giustifichi una ipotesi di questo genere. Scartato il caso, non rimane che la determinazione anzi la predeterminazione, cioè la volontà di imporre un risultato scorretto ma predeterminato. Se c’è stata volontà di imporre un dato prefabbricato in anticipo ed imposto, allora c’è sicuramente il dolo. Una scelta politica che con la tecnica non ha niente a che vedere.

Simone Franchino
I promotori dell'opera da un lato affermano che bisogna costruire una nuova linea perché quella che c'è non è competitiva, e dall'altro ipotizzano un quadruplicamento delle merci trasportate sulla linea storica nel volgere di pochi anni.Anche il traffico su strada nella direttrice considerata (Frejus e Monte Bianco) è andato diminuendo. Le previsioni si basano su assunzioni esageratamente ottimiste sull'aumento del Pil, su un fattore moltiplicativo della relazione Pil-merci trasportate del tutto incredibile e su benefici per minore incidentalità sovrastimati.

Marina Clerico
Un elemento caratterizzante il rapporto tra i proponenti e gli amministratori locali, in merito alla VIA, a tutela della presenza umana e dell'ambiente, è sempre stato la difficoltà ad analizzare i dati presentati. Dati presentati in modo assurdamente parcellizzato, separatamente per i diversi pezzetti del territorio interessato, non tenendo conto degli impatti nella loro globalità. Altra parcellizzazione nella presentazione dei dati è quello temporale, riguardo i tempi con sono stati presentati i 'pezzi' del progetto e i dati allo studio, sicché al momento di una certa valutazione sono sempre mancati i dati su tutta la tratta implicata da quella certa valutazione. Altra tecnica è il rimando della valutazione a livelli successivi del progetto, ad esempio da quello generale, che non viene presentato, a quello esecutivo che viene 'promesso'. Poi con la legge obiettivo e con quella sull'appalto integrato, il progetto esecutivo è diventato un atto privato, non più pubblico, e quindi non visionabile né valutabile. Con l'esito di avere concesso autorizzazioni a progetti che non hanno raggiunto alcuna soluzione riguardo alle valutazioni di impatto ambientale.

Marco Ponti
L’Osservatorio ufficiale, fatto e presieduto dall’architetto Virano, dopo molte insistenze ha prodotto un’analisi costi benefici, che però aveva dei problemi gravissimi di verosimiglianza. Sotto mia insistenza l’architetto Virano coinvolse una mia collaboratrice molto stretta che produsse un rapporto critico sull’analisi fatta, che ne confermava la totale indifendibilità e inconsistenza scientifica secondo gli standard internazionali. L’architetto Virano e l’Osservatorio dichiararono che la riprova dell’imparzialità dell’analisi era stata fatta attraverso il coinvolgimento nell’analisi stessa della dottoressa, ma il fatto che questa avesse detto che il progetto era insostenibile fu del tutto ignorato.

Marco Tomalino
Riguardo alla pericolosità dei materiali contenuti nelle rocce di scavo, l'amianto e l'uranio, e dell'inquinamento dovuto alle lavorazioni di cantiere, le procedure di controllo, sui campioni di roccia e nell'aria, sono effettuate direttamente dal costruttore o tramite una commissione e non da un organismo indipendente o pubblico.

Luca Giunti
C'è un corposo inquadramento normativo internazionale relativo agli impatti e alla sostenibilità delle Grandi Opere, un corpus di regole e norme internazionali condivise, in particolare la Convenzione di Aarhus, l'Agenda di Lisbona e le Direttive Uccelli e Habitat, da cui risulterebbe assolutamente possibile derivare un'Opzione Zero rispetto alle ipotesi di costruzione di Grandi Opere. Esistono inoltre, sul piano etico, due principi che vanno considerati: il Principio di precauzione e quello della reversibilità delle scelte operate, quest'ultimo noto anche come Scienza postnormale. Ebbene, tutte queste norme e questi principi non sono stati rispettati dai promotori del Tav. Non solo, la NLTL ha progressivamente ridotto, fino ad eliminarli, gli spazi di partecipazione dei cittadini in difesa delle norme e dei principi sopra enunciati. La Commissione Nazionale VIA, supremo organo di difesa ambientale nazionale, non legge i progetti nel dettaglio, è formata prevalentemente da avvocati e tecnici, la gran parte dei quali afflitta da pesanti conflitti di interesse (alcuni sospesi perché inquisiti). A questo si aggiungono: una sequela di finti momenti di confronto, dal “giovedi del ferroviere” all’Osservatorio; inganni mediatici continui, dall’Accordo di Pra Catinat all’uscita della Legge Obiettivo; documenti ufficiali rimangiati o elusi, dagli accordi internazionali ai primi quaderni dell’Osservatorio; petizioni e appelli dei cittadini, degli amministratori e dei tecnici, inascoltati; osservazioni documentate e ufficiali ai singoli progetti ignorate.

Mario Cavargna
Questo progetto era deciso a prescindere, non dando a chi lo esaminava i margini per poter dire di no. L'elemento fondamentale è che la nuova linea non è necessaria, non per teorie o convinzioni, ma perché i dati oggettivi concreti che esistono oggi dimostrano che quanto previsto dai proponenti è completamente falso. Ciononostante, questo progetto continua ad andare avanti sulla base dei dati falsi lanciati allora. Solo come Pro Natura, abbiamo presentato 12 esposti pesantemente documentati da tecnici esperti del settore: i sostituti procuratori non hanno mai ritenuto di chiedere una volta soltanto un confronto.

Stefano Lenzi
Tutto quanto l’iter che ha seguito la valutazione di impatto ambientale e i modi con cui sono stati presentati i progetti, è esattamente questo: i promotori non hanno bisogno di una giustificazione economico finanziaria e trasportistica per l’opera e sostanzialmente non hanno nemmeno bisogno di dimostrare più di tanto di aver seguito delle cautele al fine di ottenere il minimo impatto ambientale.

Loredana Bellone
Un’opera pubblica, come quella che affronti l’ammodernamento del sistema ferroviario Torino-Lione e il trasferimento dalla “gomma” al “ferro” di una quota considerevole del trasporto merci, ritenuta strategica dal Governo, si può realizzare solo con un ampio consenso anche “locale”, costruendo una soluzione attraverso il dialogo. Ma il lavoro dell'Osservatorio presieduto da Virano, persona in conflitto di interessi in quanto Commissario Straordinario della progettazione e realizzazione della Torino-Lione, non è stato funzionale a questo scopo. Il confronto con le popolazioni locali e le Istituzioni non è mai stato realizzato se non nella fase iniziale. Quando è emerso che, sul piano trasportistico, non vi era l’esigenza di un’altra ferrovia, è stato presentato dal governo un nuovo studio LTF con varianti di tracciato, che ha consentito di inserire nell'Osservatorio rappresentanti territoriali di altre zone più inclini alle compensazioni, prevaricando così il tavolo tecnico e mettendo in difficoltà i sindaci della Val di Susa di fronte ai cittadini. Il dialogo è stato ben presto superato dalla pregiudiziale secondo cui “di tutto si può discutere ma non della necessità che l’opera sia fatta”, fino ad ammettere al confronto solo più i Comuni "che dichiarino esplicitamente la volontà di partecipare alla miglior realizzazione dell’opera". Così l’Osservatorio è stato il cavallo di Troia per far passare la Torino-Lione.

Vittorio Agnoletto
Agnoletto viene eletto nel parlamento europeo nel luglio del 2004. Nei mesi seguenti arrivano dalla Val Susa diverse delegazioni, spesso portando migliaia di firme, che chiedono di essere ricevute dalle istituzioni europee. Prendendo spunto da una critica che Agnoletto avanza riguardo a uno studio condotto sulla presenza di amianto nei suoli interessati dal previsto tunnel transnazionale, viene formata una commissione petizioni (PETI), inizialmente convinta di riuscire ad aprire un dibattito in sede parlamentare, contando sul fatto che l'unione europea ha sviluppato una politica molto dura contro l'amianto. La criticità dello studio è insita nella scelta dei punti dove realizzare i sondaggi, che ricade su luoghi già noti per non contenere amianto. Ma su questo scende il silenzio da parte dell'Unione europea. Viene nominato un nuovo responsabile per il corridoio 5, la signora De Palacio, che organizza un nuovo studio scientifico, che tuttavia non è super partes in quanto eseguito su materiale fornito direttamente dalle aziende coinvolte nella costruzione dell'alta velocità. Agnoletto chiede che la De Palacio venga rimossa dal suo incarico. Nel frattempo l'allora ministro dei trasporti Di Pietro presenta da un giorno all'altro una sostanziale modifica del tracciato dell'alta velocità, senza il necessario accompagnamento della valutazione di impatto ambientale, nemmeno relativamente agli aspetti sanitari fondamentali. Ciononostante, l'Europa promette circa 678 milioni per questo tragitto. Viene lanciata una petizione che raccoglie 32000 firme, che sono portate a Bruxelles, insieme a decine di delibere dei consigli comunali accompagnate dagli appelli dei sindaci che chiedono almeno di discutere. Ma i cittadini della Valsusa, che non hanno mai rinunciato ad individuare le istituzioni europee come punto di riferimento, trovano enormi difficoltà nel farsi ascoltare. E anche tutto questo finisce nel nulla. Le istituzioni europee hanno rinunciato ad individuare in quella comunità di popolazione un riferimento col quale discutere. Non è un mistero invece che le aziende abbiano accesso diretto alla Commissione europea attraverso uno scambio reciproco di documentazione. C'è un registro dei lobbysti in parlamento europeo che conta oltre 15.000 iscritti, contro poco più di 700 parlamentari, e ogni lobbysta rappresenta l'interesse di un potere, di un'azienda, di un istituto bancario, di una fondazione, che alla fine dispongono di un rapporto diretto coi vertici istituzionali.

Paolo Prieri
I cittadini oppositori della Torino-Lione hanno cercato il dialogo con due soggetti istituzionali in Europa, che hanno fatto orecchie da mercante, in maniera elegante, con il silenzio, l’indisponibilità all’incontro, o ancora diffondendo dati falsi e fuorvianti a sostegno del progetto. Il primo è la Commissione per le Petizioni del Parlamento Europeo (PETI), cui sono state presentate ben cinque Petizioni. Dopo un primo momento, nel 2005, in cui ha dimostrato la volontà di studiare il caso, PETI nulla ha poi fatto per accertare se le sue raccomandazioni fossero state seguite. Due audizioni presso la Commissione PETI, con la richiesta di affidare ad un ente indipendente una valutazione economico-ambientale del progetto e con l'invito ad accertare il carattere di opera imposta alle popolazioni, si sono rivelate inutili. La Commissione PETI ha infine deciso di concludere l’esame e archiviare le petizioni, in subalternità verso la Commissione Europea che aveva fatto sapere nel 2009 di non condivide il parere dei petizionari e si rallegrava dei recenti sviluppi riguardo al collegamento ferroviario Lione-Torino. Il secondo soggetto è il Coordinatore europeo del Corridoio TEN-T (che comprende la Torino-Lione), nominato dalla Commissione Europea, che dal 2007 ha operato in stretta collaborazione con Mario Virano, ora Direttore Generale di TELT, ma fino a pochi mesi fa Commissario Governativo Straordinario per la Torino-Lione e Presidente dell’Osservatorio tecnico. Il Coordinatore europeo ha dato ampio spazio al falso storico del c.d. Accordo di Prà Catinat del 2008, redatto da Mario Virano e firmato solo da lui, largamente utilizzato per influenzare l’opinione pubblica circa l’esistenza in Valle Susa di un ampio consenso per la costruzione di una nuova linea ferroviaria. Invitato a partecipare ad un incontro pubblico, il Coordinatore non ha dato seguito, dichiarando l'esistenza di una chiara maggioranza a favore del progetto a fronte di un piccolo gruppo di avversari determinato a inscenare proteste violente, attestando il ruolo dei Comuni di Susa e Chiomonte, 'unici' veramente interessati dalla nuova linea ferroviaria, che hanno sempre favorito il dialogo in tutte le istituzioni, ma tacendo sulla maggioranza dei Comuni contrari. Una visione che ha largamente manipolato la realtà ad uso e consumo dei decisori politici europei, fornendo in aggiunta argomenti che rendono indispensabile la costruzione della nuova linea ferroviaria, attraverso il concetto falso di “collegamento mancante”, senza mai fornire invece informazioni sulla grande capacità della linea ferroviaria esistente, pari a sei volte l'attuale domanda. Il Coordinatore siederà anche nel Consiglio di Amministrazione di TELT, società promotrice, realizzatrice e futuro gestore della linea Torino-Lione, in qualità di rappresentante dell’Unione Europea.

Paolo Mattone
La storia degli ultimi anni, dopo le false aperture di dialogo su una base di sostanziale non ascolto, verso una conclusione predeterminata, è quella della resistenza e della repressione, soprattutto a partire dall'apertura del cantiere e dalla conseguente militarizzazione del luogo con effetti devastanti sulla vita dei cittadini e sul territorio. Così è avvenuto il passaggio da un confronto sul merito dell'opera a un confronto sul terreno, cioè una questione di ordine pubblico di competenza della magistratura. Mentre non viene prodotto alcun progetto esecutivo dei lavori già iniziati alla Maddalena, le forze dell'ordine sperimentano nella repressione l'uso del gas CS, vietato persino nelle operazioni di guerra per la sua tossicità (cancerogeno, mutageno), con i lacrimogeni spesso sparati ad altezza d'uomo. Le denunce dei manifestanti feriti sono tutte archiviate. Una conseguenza della militarizzazione alla Maddalena è la devastazione del museo e della necropoli della Maddalena. C'è stato un eccesso di provvedimenti ad personam, con forti dubbi sulla legittimità delle continue reiterazioni delle istanze del prefetto. Si allarga la zona rossa, impedendo l'accesso a tutti i prati, boschi e sentieri che contornano l'area del cantiere. Il movimento si è rivolto alla magistratura per gli incendi dei presidi, per mancanze e abusi nei cantieri, ma le denunce sono rimaste lettera morta. Tutt'altra sorte hanno avuto le denuncie contro i No Tav, per eventi in cui solo raramente ci sono stati, oltre ad atti simbolici, lancio di oggetti e pietre. La magistratura di Torino istruisce i processi nelle stesse aule bunker usate per i processi per mafia e terrorismo. Le accuse sono sempre più pesanti, fino a quella di terrorismo per il danneggiamento di un generatore, accusa respinta dalla Corte di Cassazione, dopo 1 annno di carecerazione preventiva in isolamento dei 4 ragazzi incriminati. Si profila una criminalizzazione del movimento, dipinto dai media come nemico pubblico. Il cantiere va avanti da 3 anni, ma anche la resistenza continua.

Guido Fissore
Ho sempre creduto nella legalità, nella raccolta firme, nella ricerca di un confronto nel merito con le controparti, nelle manifestazioni. Tutto questo sforzo non ha dato risultati, le porte venivano sbattute in faccia, perché le controparti non potevano darci ragione. Allora sono cresciute barricate non più soltanto di carta. Un esempio importante è quello del Seghino, dove un tentativo di sondaggio è stato sventato da un presidio sul terreno per boicottarlo. Un altro grande esempio al momento della decisione di aprire il cantiere alla Maddalena, è stata la costruzione del presidio permanente, detto Libera Repubblica della Maddalena, dove si è dibattuto molto su resistere o protestare, su violenza o non violenza. Nell'imminenza dello sgombero annunciato, un'assemblea decise di utilizzare le barricate e i corpi, per farsi trascinare via. Centinaia di persone cercarono di opporsi, il 27 giugno 2011, al tentativo di sgombero, poi riuscito anche grazie all'uso della forza. Qui furono usati i gas CS. Seguirono 28 arresti e 150 anni di carcere comminati a 54 attivisti. La procura di Torino si è cimentata in un attacco, che se non fosse tragico sarebbe ridicolo, ai militanti No Tav. Per un altro fatto successivo, si è arrivati all'accusa di terrorismo per l'incendio di un generatore.

Alessandra Algostino
Racconta come le istituzioni abbiano tentato di impedire la partecipazione dei cittadini attraverso l'imposizione di misure restrittive, iniziando dai provvedimenti di carattere generale. Quando la ruspa abbatte il cancello del presidio della Maddalena, le forze di polizia invadono l'area adiacente, e il prefetto impone il divieto di accesso e il divieto o limitazione della circolazione. Questo è un potere del prefetto da utilizzarsi solo in emergenza. La deroga reiterata nel tempo diviene la nuova norma che si sostituisce a quella esistente. Inoltre è principalmente una determinata categoria di persone ad essere perseguita, in modo quindi discriminante, poichè oggetto delle restrizioni sono i No Tav. Viene fatto un utilizzo strumentale del concetto di sicurezza, che deve essere quella dei cittadini non delle autorità, coprendo così tutte le decisioni restrittive riguardo al diritto alla protesta. E stato sotenuto che non c'è sicurezza se viene consentito un accesso di massa, che diviene un pericolo, anziché una prova di democrazia. La definizione di area di interesse strategico nazionale significa che la trasgressione al divieto d'accesso è punibile come infrazione alle restrizioni di accesso ad aree militari. E' un'area sottratta al dissenso. Si inasprisce l'uso di provvedimenti di carattere personale, quali il divieto di soggiorno o l'obbligo di dimora, attraverso l'abuso di strumenti giuridici che revocano il carattere democratrico dell'ordinamento, fondate sul sospetto. Ancora, il sanzionare la libertà di espressione, con l'esempio di Erri De Luca che viene incriminato per istigazione al terrorismo per aver rilasciato dichiarazioni in cui si giustifica il boicottaggio.

Claudio Novaro
Autoreferenzialità della politica, scelta di proseguire a testa bassa: di fronte all'opposizione si procede con la militarizzazione e la repressione, con l'inasprimento delle conseguenze penali. La trasformazione è avvertibile anche nei processi e nelle condotte dei pubblici ministeri, attraverso un accanimento verso l'imputato, individuato come un avversario. I magistrati si dicono obbligati a procedere nel perseguimento di un reato, ma non è automatica la modalità scelta all'interno dello spazio di discrezionalità consentito. E' stata creata una casella per il reato Tav, che consente di dare ai processi una priorità rispetto all'uso delle risorse, a scapito di altri processi per reati a danno della collettività, tipo associazione a delinquere, riciclaggio, ecc. Al contrario, quando le denuncie sono fatte dai manifestanti i processi vengono lasciati scadere. Vi è poi il continuo ricorso a misure cautelari, dove viene perseguito il soggetto e non il fatto, il reato in sé, utillizzando fatti esterni (la storia, le idee del soggetto) per rafforzare la sensazione della sua pericolosità. Un altro aspetto ancora è quello della disinvoltura con cui viene portata l'accusa di  concorso nella commissione di un reato. Se ti trovi di fronte a un atto di violenza durante una manifestazione,  se non te ne vai sei imputabile di concorso nel reato di violenza. Infine, il costo emotivo del processo, uno scenario montato per accrescere artificiosamente il dato di pericolosità del soggetto che influisce sull'accusato.

Sandro Plano
Le necessità di intervenire contro il dissesto idrogeologico, le ricostruzioni dopo i terremoti che ancora attendono, nell'area della valle di Susa c'è un aeroporto che perde voli, una tangenziale intasata, una mezza metropolitana e vogliono fare un tunnel di 57 km per far crescere il PIL. Si cerca il consenso della popolazione attraverso la promessa di compensazioni miliardarie. Gli amministratori locali hanno sempre ribadito la necessità del dialogo tra le istituzioni  e sono stati convinti sostenitori dell'Osservatorio, un percorso che presto si è mostrato privo di ogni carattere di imparzialità e reso critico dalla pressione dei media su presunti accordi (come il documento di Prà Catinat) inesistenti. La pseudo concertazione ha finito con l'avere come unici referenti solo chi era favorevole all'opera. Amministratori  e movimento hanno vissuto vivaci momenti di dibattito, sulla distinzione dei ruoli, sui modi della contestazione e sui livelli di mediazione, non facile ma che ha dato buoni risultati. La vicenda della Val di Susa ha portato una ventata di novità nel panorama politico italiano, alcuni movimenti si sono evoluti da un'attenzione puramente ambientale ad una visione politica, fuori dagli schemi tradizionali, condivisa da molti italiani che stanno covando da anni un rifiuto verso il sistema dei partiti. La gente ha bisogno di credere in qualcosa e di partecipare. Il governo si mostra garantista con qualcuno e forcaiolo con altri. Noi non siamo mai stati estranei moralmente e politicamente a quello che è avvenuto. Siamo di fronte all'intento di risolvere la questione con l'uso della forza, sostenuto da una campagna mediatica e politica partigiana nel dipingere la contestazione nella valle, a sua volta individuata come un territorio ostile, con la volontà di trasmettere un monito ai dissidenti. Si abbia almeno il coraggio e la buona educazione di dire che l'opera si deve fare a prescindere, senl cercare giustificazioni. I sassi o i petardi contro il cantiere sono indirizzati contro chi sta dando un'immagine deprimente delle Istituzioni.

Cristiano Gasparetto
Il fenomeno delle acque alte che con eventi eccezionali sempre più frequenti poteva pregiudicare la stessa esistenza di Venezia andava certamente affrontato. Ma è la soluzione adottata che viene contestata. Le critiche sono di tipo progettuale, ambientale, procedurale, di cantierizzazione e di gestione. Il MOSE è privo dei requisiti di sperimentalità, flessibilità e reversibilità previsti dalla legge, già condannato da una valutazione di impatto negativa, autorizzato partendo dal solo progetto definitivo, con risvolti penali per la condotta illegittima di tanti personaggi coinvolti nella realizzazione e per il commissariamento delle imprese coinvolte. Una mega opera che occupereppe 1700 metri con strutture mobili, con costi di intallazione e manutenzione altissimi, efficienza dubbia, senza garantire la salvagurdia della laguna dall'erosione, a scapito di una soluzione mista, con opere fisse e mobili, meno impattante e meno costosa, e più adatta alla salvaguardia della laguna. La progettazione e la costruzione del Mose vede contrapposte in un conflitto più che decennale da un lato le istituzioni centrali dello Stato ed il consorzio di imprese preposto alla realizzazione dell’opera e  dall’altro lato la stragrande maggioranza della popolazione veneziana espressa da comitati, associazioni, gruppi, singoli esperti, che contestano: l'imposizione al territorio di un’opera che impatta pesantemente sull’ambiente ed aggrava il già precario equilibrio lagunare; l'esclusione del confronto durante la fase di attuazione delle opere; le azioni di contrasto dei movimenti di opposizione e della comunità scientifica non asservita agli interessi di parte; la mancata risposta a istanze, critiche circostanziate e legittime pretese della pubblica opinione anche dopo che le inchieste della Magistratura hanno rivelato quel clima malavitoso di corruzione, concussione e finanziamento illecito svolto dal Consorzio Venezia Nuova che ha connotato l’intero iter dell’opera; la continua manipolazione ed omissione di dati e di informazioni per affermare una sostanziale continuità nelle attività di completamento  del MOSE. In tale contesto non è però stato pressocchè mai possibile affrontare una riflessione-confronto sulla giustezza dell’opera in sedi istituzionali e decisionali. Quest’opera se non si riesce a fermarla subito deve essere almeno consegnata ai posteri con il marchio della condanna.

Tiziano Cardosi
In America Latina e Africa le “grandi opere inutili e imposte” (GOII) sono state lo strumento di una politica economica di rapina, attraverso la creazione di enormi debiti, al fine di mantenere al guinzaglio i paesi da poco liberati dal colonialismo. Nei paesi più sviluppati, in Italia in particolare, la febbre del cemento e dell'asfalto è invece scoppiata alla fine degli anni '80 e prosegue ancora oggi. Dinamiche simili accomunano i due processi: la sostanziale inutilità dell'opera, il mancato rispetto dei diritti delle persone che vivono nei territori interessati, gli impatti ambientali pesanti, i costi senza controllo. Se nei paesi ex coloniali le GOII sono soprattutto strumento di dominio, nei paesi europei esse realizzerebbero quasi una autocolonizzazione. Le GOII generano profitti al sistema tardo-industriale di tipo finanziario/politico/mafioso che vive in un mercato ormai saturo di merci e povero di opportunità. Rappresenta una delle risposte di questo sistema economico alla crisi, ma che non risponde a nessuna domanda sociale, essendosi mostrata totalmente sbagliata l'idea che questi lavori funzionino come stimolo alla crescita economica. Conseguenze: la trasformazione dei soggetti politici e delle istituzioni pubbliche in tutori degli interessi economici dominanti (attraverso la disinvolta gestione dei soldi pubblici che è diventata la prassi nella realizzazione delle opere pubbliche poi legalizzata dalla “legge obiettivo”) e la rinuncia  ad ogni progettazione della convivenza civile di cui le infrastrutture dovrebbero essere strumento. Sono i grandi gruppi industriali che impongono i loro modelli. Nel 2014, lo “sblocca Italia”, con il pretesto di velocizzare la realizzazione delle opere, impone un ulteriore irrigidimento antidemocratico: deregolamenta tutti i controlli, accentra ogni potere decisionale nelle mani del governo, ricorre a commissari che hanno autorità superiore ad ogni altro organo di controllo, istituisce “zone di interesse strategico” e perciò sotto possibile controllo militare per prevenire le proteste. Nel suo aspetto di 'sistema', tale modello ha bisogno di un attento regista ma anche di un intreccio tra dirigenti ministeriali, esponenti politici, faccendieri, esponenti mafiosi, lobbisti. Un colossale furto di denaro e una sostanziale demolizione del sistema democratico a favore di un sistema oligarchico che ha l'unico obiettivo di ottenere delle rendite. La convenzione di Aahrus è sempre regolarmente ignorata. Ogni volta che si alza la voce per opporsi ad un'opera, la politica,invece che essere garante della fruizione del potere da parte di tutti, pretende di portare avanti le sue scelte in virtù di un esito elettorale che la investirebbe di un potere assoluto.
Ne è esempio eclatante il rigassificatore offshore di Livorno, struttura di stoccaggio del gas naturale liquefatto (GNL) che poi viene riportato allo stato gassoso per essere immesso nella rete di distribuzione, un processo che presenta enormi criticità. Intanto viene utilizzata una quantità enorme di energia rispetto al trasporto via gasdotto. Nell'essere riportato allo stato gassoso il metano liquido produce poi un fortissimo abbassamento di temperatura delle acque marine circostanti (la nave è ancorata nel bel mezzo del Santuario dei cetacei). Inoltre, per evitare che alghe e altre forme organiche danneggino le tubature viene fatto un uso massiccio di cloro che poi viene rilasciato in mare. Queste strutture possono rappresentare poi un non trascurabile rischio di incidenti. L'idea di realizzare questo impianto è del 2002, presentata da un imprenditore condannato per finanziamento illecito ai partiti, poi per bancarotta fraudolenta. Nonostante l'opposizione degli enti locali, la realizzazione dell'opera è stata poi imposta dalla Regione Toscana costringendo gli amministratori ad accettare le decisioni lobbistiche. Qua ritorna la funzione della politica come cinghia di trasmissione di interessi privati. Il referendum popolare consultivo, richiesto dai cittadini di Livorno nel 2003, fu negato. Le delibere di Giunta della Regione Toscana, preparatorie all’autorizzazione ministeriale finale, riportavano la dicitura “Atto non soggetto a pubblicità". L’Autorizzazione ministeriale del 2006 non fu mai pubblicata. Il progetto, nato dalla Toscana OLT, ha visto poi l'ingresso di diverse multinazionali. Nel 2014 la nave viene ancorata 12 miglia dalla costa, ma non c'è alcun soggetto interessato a portare il gas! Tuttavia il sistema economico/politico ha trovato il modo non solo di salvare le imprese incompetenti, ma addirittura di far produrre loro notevoli profitti, finanziati dall'aumento delle bollette.
Il Ponte sullo Stretto di Messina, allo studio dal 1971 quando si costituisce la società Ponte di Messina SpA, è l'emblema delle grandi opere inutili. Nel 2001 arriva la legge obiettivo. Non ci sarebbero stati “oneri a carico delle risorse destinate all’attuazione delle opere strategiche". La gara per trovare il general contractor (Eurolink, con Impregilo capofila) fu terminata nel 2006, in tempo per le elezioni. Il presidente della SpA, Pietro Ciucci, firma il contratto prima delle elezioni, che videro vincitore Romani Prodi, che aveva fatto del NO al Ponte uno dei punti forti della sua campagna elettorale. Nel 2007 doveva essere votata una legge che sanciva il finanziamento assicurato per il 40% dall’aumento di capitale della Società e per il rimanente 60% con finanziamenti da reperire sui mercati internazionali. Ancora non esistono progetti concreti di fattibilità dell'opera, con problemi tecnici non ancora risolti. Intanto, per convegni, mostre, progetti di fattibilità e consulenze, si sono spesi più di 500 milioni di €. Questa è la sola utilità del progetto di ponte così intensamente difeso dalla politica nazionale. Ciò che occorrerebbe è  razionalizzare i servizi marittimi, veloci e costanti, migliorare tutta la rete ferroviaria meridionale che versa in condizioni pietose. Le popolazioni delle due rive dello Stretto hanno sentito estraneo questo progetto ed è nato un forte movimento di opposizione che ha collegato il no al Ponte alla richiesta di investimenti per la messa in sicurezza di un territorio fragilissimo, interessato da frequenti sismi e da un sistema idrogeologico alterato da un'urbanizzazione speculativa, per sopperire alla mancanza di strutture scolastiche e sanitarie, che si scontrano con l'inutile gigantismo di questo progetto. Il movimento ha portato addirittura alla nomina, nel 2013, a Messina, di un sindaco che viene dalla militanza contro il ponte, segnalando la possibilità che cambiare è possibile.
Passante AV Firenze: su questa opera sono in corso un processo e una inchiesta ancora aperta, attività della magistratura utilissime per dare certezza alle analisi che i gruppi di opposizione svolgono da anni, confermando la portata sistemica delle anomalie delle GOII. Visto che Bologna aveva ottenuto il progetto miliardario del passaggio dell'alta velocità in sotterranea con la scusa del rumore dei treni per i cittadini, anche i Toscani hanno preteso il loro sottoattraversamento. Dopo un dibattito fatto tutto nel chiuso delle stanze del potere è stato scelto il progetto più impattante sulla città, il più lento per i treni, ma in compenso il più costoso tra quelli presentati. Il progetto, approvato nel 1999, ha trovato definitiva approvazione, con varianti, nel 2003. La gara per affidare i lavori è stata vinta da una cooperativa emiliana di area amica della maggioranza del governo regionale con un ribasso davvero anomalo. I costi sono andati completamente fuori controllo. Nel frattempo la coop vincitrice della gara è sull'orlo del fallimento. L'opacità, la cappa di omertà, sono state scalfite solo dalle inchieste della magistratura, una del 2013 e una del 2015, ma il mondo della politica continua ad essere inossidabile e incancrenito nella volontà di andare avanti ad ogni costo. In un'audizione da parte dell'Osservatorio Ambientale in cui sono state illustrate le gravi e numerose criticità si è avuto solo silenzio. Negli anni si è provato a fare due referendum, entrambi rifiutati. L'ultima proposta che i cittadini hanno fatto, che resterà probabilmente inascoltata, è stata quella di abbandonare il progetto, sostanzialmente morto, per dirottare le risorse alla creazione di un trasporto pubblico locale su ferro.
Trivellazioni: il progetto delle trivellazioni per ottenere idrocarburi interessa molte regioni soprattutto costiere. Perciò il “fronte No Triv” raccoglie già oltre 200 associazioni e comitati da tutta Italia. Le criticità: attualmente l'Italia ha un surplus di disponibilità di gas dato anche dallo sviluppo delle energie rinnovabili: insistere in una politica che vede la penisola come “piattaforma logistica dell'Europa” è una follia. Non servono mega strutture, ma piccoli impianti; occorre favorire lo sviluppo delle rinnovabili per andare verso un abbandono di quelle fossili. In presenza di una forte vocazione manifatturiera dell'Italia, anche se in forte crisi, è un grave errore trascurarla per diventare solo una struttura logistica al servizio di una Europa sempre più divisa e chiusa; le infrastrutture per la produzione di energia non creano posti di lavoro. Sono gravi i problemi ambientali di queste opere. Questa operazione inoltre è anche un sostanziale furto: a fronte di royalties piuttosto basse, c'è il bel regalo delle franchigie concesse ai petrolieri. La “sblocca Italia”, con cui si liberalizzano non solo le trivellazioni, promuove una politica energetica con cui si favoriscono gli interessi della lobby degli idrocarburi e dei grandi gruppi industriali, e si marginalizzano enti locali e Regioni accentrando il potere decisionale nelle mani del governo, fatto che certamente rappresenta una riduzione di democrazia. La mobilitazione ha spinto dieci Regioni italiane a richiedere che alcuni articoli della legge siano sottoposti a referendum, che pur avrebbe molti limiti. Diversi enti locali si stanno opponendo alle politiche centralistiche del governo a seguito dell'azione dei cittadini.
Solare Basilicata: anche le energie rinnovabili possono diventare strumento antipopolare e di arricchimento indebito di soggetti forti, come nel caso eclatante della “centrale solare termodinamica della Basilicata”. Le rinnovabili sarebbero convenienti in zone desertiche dove l'irraggiamento è molto più alto che in Basilicata, sono infrastrutture molto invasive che dovrebbero sorgere in zone industriali abbandonate o su discariche esaurite, mentre qui si prevede l'utilizzo di oltre 220 ettari di terreno fertile in zona di particolare pregio paesaggistico. Ovviamente le raccomandazioni della Convenzione di Aahrus sono completamente disattese e le popolazioni che vivono nei pressi dell'impianto progettato sono state escluse da ogni decisione. Impianti come questi sono completamente estranei alla cultura e all'economia delle zone interessate, rappresentando unicamente un vantaggio economico per i costruttori. L'opposizione vede i cittadini impegnati in una vasta rete attorno ai terreni dove si vorrebbe imporre questa  centrale, ai quali si contrappone un atteggiamento ambiguo di istituzioni come la Regione Basilicata che tenta di dividere il fronte di opposizione e favorire in ogni modo la società interessata alla costruzione.

Sebastiano Papandrea
L'imposizione, in dispregio della normativa posta dal regolamento della Riserva Naturale di Niscemi, del potente apparato di trasmissione della base USA (MUOS) costituisce violazione del diritto a vivere in un ambiente salubre ed della tutela dell’ambiente e del territorio, in un'area già fortemente colpita dall'inquinamento chimico (Gela), cui assomma il grave inquinamento elettromagnetico generato dal sistema. Si sono verificate gravi irregolarità riguardanti le autorizzazioni. L'unica verifica tecnica è stata effettuata da un organo non tecnico, ma politico e di parte, col Ministro della Difesa in veste di verificatore. Un altro aspetto è l'inevitabile coinvolgimento nell’intera attività bellica e di intelligence statunitense, facendo di Niscemi primario obiettivo strategico di qualsiasi conflitto, sul quale lo Stato Italiano non avrà avuto alcuna possibilità di decidere. Mai le decisioni riguardanti l’istallazione di basi militari statunitensi sono transitate dal Parlamento come previsto dall’art. 80 della Costituzione e richiesto dal Trattato NATO. MUOS si presenta come un’istallazione illegittima, come peraltro finora riconosciuto sia dal Tar di Palermo che dalla Procura di Caltagirone. Grazie allo sforzo del Coordinamento Regionale dei Comitati No MUOS ed all’impegno di alcuni gruppi parlamentari, la questione è stata sottoposta alla Camera dei Deputati e al Senato, che hanno preferito non votare la mozione. Il movimento di protesta e contrasto è stato duramente colpito con atti repressivi in cui le forze dell’ordine hanno di fatto difeso l’illegalità, cui sono seguite pesanti denunce e sanzioni nei confronti degli attivisti, con gravi forzature giuridiche, riguardanti i reati di resistenza e violenza a pubblico ufficiale e ingresso arbitrario in luoghi ove l’accesso è vietato nell’interesse militare.

Sabine Bräutigam
Presenta la rete internazionale che si chiama Forum contro le Grandi Opere Inutili e Imposte (GOII), una piattaforma creata da cittadini in lotta contro alcune di queste grandi opere, nata con la firma nel 2010 in Francia della carta di Hendaye, manifesto europeo contro le GOII, che chiede venga attribuito alle poplazioni il processo decisionale, contro un modello di sviluppo imposto.

TAV Paesi Baschi (versante Spagna): dagli anni '90 la Spagna inizia a investire sul TAV: il Madrid-Parigi, 2 tracciati nuovi, la "y" basca e il corridoio navarro. Al nord si riscontra intanto negli ultimi anni una riduzione importante delle merci trasportate. La "Y" basca correrebbe per il 70% in galleria e per il resto su viadotti. La "Y" basca costa 6 Ml, insieme al corridoio navarro si raggiungerebbero i 10 Ml totali, finanziati in parte dal Ministero per lo Sviluppo, in parte dalla reg. autonoma basca con successivo rimborso dallo Stato. Per il corridoio navarro il finanziamento peserebbe tutto sulla regione navarra senza rimborso. I lavori iniziati nel 2006, sarebbero da concludere nel 2019. La grande beneficiaria è l'industria edilizia. Problemi di sicurezza nei cantieri. Ritardi per opposizione delle amministrazioni e delle popolazioni. Il progetto è a scapito della mobilità regionale basca. Prezzi dei trasporti previsti a progetto concluso non sarebbero accessibili alla popolazione. Il tracciato passa nei parchi. No vi è stata VIA su scavi e smarino. Problemi di rumorosità. Non vi sono studi sulla redditività del progetto, che lascia molti dubbi. Alcuni tecnici documentano un risultato economico negativo. Consumo energetico molto superiore a quanto dichiarato dai proponenti. Un forte movimento di opposizione cresce con l'avanzare del progetto, tra collettivi locali e amministrazioni. Nasce un coordinamento, che attua azioni di disobbedienza civile a partire dal 2006, accompagnate da marce e presidi. Si cerca anche di attuare un boiccottaggio della compagnia ferrroviaria basca. Numerose azioni legali avviate presso il Tribunale di Madrid sono dichiarate decadute. siamo di fronte  a violazioni delle direttive europee, in particolare riguardo alla mancata partecipazione della comunità civile. Pesanti campagne pubblicitarie pro opera. Mancanza di trasparenza sin dall'inizio. Più movimento, più repressione. Incasellamento dei militanti di opposizione al TAV come per i militanti dell'ETA. Azioni di repressione, arresti. Referendum autoconvocati sono stati vietati. Un sindaco destituito per averli permessi. Accuse di terrorismo a militanti. 33 persone individuate nella folla per avere manifestato a favore di attivisti incatenati cui sono state elevate pesanti multe.

Versante Francia: TEN-T sud est, tratta tra Tour e Bordeaux e tratta Bordeaux-Aix verso i Paesi Baschi, per passeggeri e merci. Finanziamento non definito, orizzonte del 2037. Pronunciamento che i lavori non in iniziereranno prima del 2030 (a saturazione dell'esistente). La Corte dei Conti critica i dati economici e trasportistici forniti (in merito all'utilità pubblica). Il governo non ne ha tenuto conto e determina la continuazione del progetto. Nel 2006 molte associazioni si riuniscono in collettivi per coordinare l'opposizione attuando manifestazioni di protesta. Le istituzioni producono una controperizia sfavorevole di cui i promotori non tengono conto. Verso i cittadini (Debat Public) si pratica l'ascolto senza dare però poi alcun seguito a questo. Lato confine basco un Osservatorio che non si riunisce da 15 mesi. Grande controllo sui cittadini opponenti, ma per ora senza violenze.

HS2 Inghilterra: Progetto alta velocità, di 190 km, Londra-Birmingham, nella prospettiva di migliorare i collegamenti sud nord. Società pubblica per promuovere il progetto, modificato più volte e tuttora non ben definito. Inizio previsto 2017. Verrebbero spostati strade e ponti, costruite gallerie, viadotti e stazioni ferroviarie. Dicono che libererebbe la linea esistente dai passeggeri per aumentarne il flusso merci. Dichiarati 54 Ml Euro, stimati 110, riguardo ai costi. No soldi pubblici, ma fondi privati, soprattutto canadesi e cinesi. Progetto da frazionare in piccole tranche. Sostenuto da tutti i maggiori partiti, salvo verdi e 'leghisti', da molti amministratori, e dagli investitori. Il Lobour si sta orientando verso un'opposizione. Ipotesi e proiezioni errate e fuorvianti. Promessa valorizzazione immobiliare, ma sta avvenendo il contrario. Forte impatto visivo e naturalistico. Falda idrica a rischio a nord di Londra. Rumore, 21.000 abitazioni impattate. Riduzioni CO2 che non si verificherebbero, contando l'emissione procurata durante la costruzione della linea. Treni che consumano il 90 % in più. Il trasferimento modale è un nulla di fatto (1 e 4 per cento da altri treni e aerei rispettivamente). 90 comitati locali, 2 organizz nazionali (ricerche e lobbing per fare informazione e facilitare campagne, dare supporto ai comitati locali, con petizioni e conferenze). Alcune amministrazioni locali collaborano, così come una parte dei media e diversi proprietari terrieri delle aree attraversate dalla linea. L'alternativa propugnata dai comitati fa leva sul trasporto locale e regionale, con ammodernamento delle linee attuali, che costerebbe una frazione del costo dell'opera proposta. Istituzioni e promotori non eseguono vere consultazioni, né effettuano valutazioni VIA. Attuano alcune consultazioni fasulle, gestite per i loro scopi, con una simulazione di processi democratici. Opinione pubblica sempre più contraria. Ammistrazioni locali mai coinvolte. 2000 petizioni recepite dal comitato perlamentare, che alla fine emette alcune raccomandazioni tuttavia non vincolanti. Può opporsi, individualmente, solo chi sia direttamente interessato e solo riguardo al suo pezzetto. Espropriazione ben pagata. Per effetti collaterali nessuna compensazione. Anticipare soldi pubblici anche prima dell'approvazione parlamentare. Strategie per aggirare l'opposizione. Oppositori come gruppo da controllare. Non ancora procedimenti giudiziari. Progetto ancora sulla carta.

Rosia Montanain Romania: Città mineraria. Miniera a cielo aperto. 1 grammo d'oro per tonnellata di roccia. Compagnia posseduta da compagnia canadese e dallo stato. Doveva essere operativa già nel 2004. 500 mila tonnellate di roccia a settimana (per 15 tonnnelate oro), 5500 kg di cianuro all'anno. Milioni di tonnellate di fango tossico. 1300 ettari di territorio, boschi di 4 montagne, centinaia di abitazioni e fattorie impattate. La messa in opera durerebbe 3 anni, la miniera produrrebbe per 16 anni. 21 Ml Euro i costi, con promessa di 3000 posti di lavoro, miglioramento dell'assistenza sanitaria e ristrutturazione delle abitazioni. Le miniere d'oro sono bombe chimiche a cielo aperto. Sostanze acide invadono il suolo e inquinano le falde. Opposizione degli abitanti, per la gran parte contadini. Dal 2013 si susseguono manifestazioni tra le più ampie dalla caduta del regime. Petizioni e azioni di controinformazione, studio di attività economiche alternative, supporto di più di 20 associazioni esterne. Ma le azioni legali sono la strategia più efficace della campagna, tese ad ottenere l'annullamento della procedura di Autorizzazione della miniera, del nullaosta archeologico, del contratto tra il comune e la compagnia per rilocalizzare gli abitanti. Ciononostante, la compagnia ha avviato una campagna di acquisto di abitazioni che vengono ristrutturate. 110 famiglie vi sono già state traslocate. La compagnia possiede il 60% del terreno necessario. Il governha emanato disegni di leggi per facilitare gli espropri. Una polizia privata vigila sulle proprietà della compagnia e intimidisce la persone. I media, attraverso la pubblicità, e i politici si prestano alla promozione dell'opera. Ma nel 2013 il parlamento boccia a sorpresa il progetto. La compagnia deposita allora una richiesta di arbitraggio, grazie ad accordi bilaterali Romania-Canada, contro il governo, chiedendo un risarcimento di 4 Ml di dollari. Si evince una logica autoritaria utilizzata nelle colonizzazioni nei paesi in via di sviluppo, che escludono le popolazioni dal processo decisionale. Inoltre diffonde ipotesi di uso e redditività economica e sociale false e dati sui costi enormemente sottovalutati. La Convenzione di AAhrus viene sempre elusa attraverso la manipolazione dei dati, l'esclusione dei cittadini, pur attraverso mezzi pseudodemocratici, la repressione dove le opere sono già in costruzione.

S21 Stoccarda: Progetto per spostamento della stazione nel sottosuolo. Inizio lavori 2010. Previsto termine nel 2021. Progetto continuamente modificato in corso d'opera. Rallentamenti, incidenti, disagi. I promotori promettono efficientamento, riduzione della CO2, spostamento modale e aggiungono un annesso tratto di linea AV. Inquinamento della falda acquifera di Stoccarda. Pendenza non congrua per le merci. I costi stimati sono 4,5 Ml. Ma il previsto finanziamento misto pubblico-privato è incostituzionale, dovendo rimanere il trasporto merci a carico dello stato. Presidio permanente. Comitati tecnici, giuristi e ingegneri. Flash mob. Disobbedienza civile, denuncie civili e multe. La proposta del movimento prevede l'ammodernamento dell'esistente con metà spesa, incluso il miglioramento di alcuni collegamenti. La mediazione offerta dalle istituzioni prevede una valutazione della capacità funzionale del progetto da parte di un ente super partes e la salvaguardia degli alberi dell'attuale parco. Scelto un ente svizzero per la valutazione. L'ente ha confermato le analisi degli oppositori, ma i dati sono stati poi manipolati dai promotori e così diffusi. Feudo democristiano ora governato dai verdi. Promesse elettorali andate deluse. 2011 referendum regionale, ma con una domanda che astutamente chiedeva, per creare confusione a vantaggio dei promotori, se si era d'accordo sul co-finanziamento (incostituzionale) dell'opera, non sull'opera, vinto dai sì con poco più del 50% dei voti. Finite le 'argomentazioni' sono passati alla forza e alle azioni legali contro i cittadini. Nessuna delle vittime delle violente repressioni ha ricevuto un risarcimento. Condanne straordinariamente severe ai militanti. Strategia per minare la credibilità del movimento.

Geneviève Coiffard-Grosdoy
Notre Dame des Landes: l'aeroporto previsto è un progetto assurdo perché c'è già un aeroporto che funziona perfettamente. Abbiamo redatto un documento accurato sui diritti negati nel caso di Notre Dame des Landes e siamo qui perché crediamo che questi diritti debbano essere rispettati. Il progetto, ad oggi, ha ancora meno giustificazioni di quante ne avesse a marzo di quest'anno. L'unica leva dei proponenti è ormai fare in modo di svuotare la zona e perseguire gli opponenti, impegnati in una lotta che dura da 40 anni. Dal 2007 c'è l'occupazione della zona, che, rispetto ad esempio alle zone interessate dal TAV in Val Susa, è molto più abitata ed è più abitata oggi che nel 2012. Casi di resistenza contro lacrimogeni e macchinari, contro la completa distruzione. Grande collettività contro banche e lobby che continuano a sostenere il progetto. Il fatto più grave è che organizzano milizie private contro gli opponenti, agricoltori, cittadini, amministratori. L'area l'abbiamo denominata ZAD, zona (d)a difendere. Le strade attorno alla zona, che è ad alta densità di popolazione, così come le foreste e i campi, verrebbero tagliati dall'aeroporto. Azione cittadina, politica, giuridica (ricorsi a vari livelli) e manifestazioni con varie modalità, incluso lo sciopero della fame, con l'obiettivo di informare l'opinione pubblica e invertirne l'orientamento, e porre termine definitivo al progetto. Episodi difficili, violenti. Se ci cacciano, noi torniamo. Il movimento si rafforza. Piloti di linea, esperti di geografia, giuristi, amministratori, tutti riuniti nel collettivo. Assemblee cittadine. Sem ZAD, impostazione agricola, semina, mercato a prezzo libero, cooperative di riparazione mezzi, riflessioni sull'utilizzo delle risorse con soluzioni alternative, creatività. Laboratorio cittadino, collettivo cittadino per la valorizzazione dell'aeroporto attuale (architetti, imprenditori, docenti, cittadini). Contro lo spreco di risorse, gli interessi economici, edilizi, fondiari, bancari. Svolge studi per la ristrutturazione dell'aeroporto esistente, che comporterebbe una spesa 10-20 volte inferiore. La situazione è chiara. Siamo nel giusto. Il dossier, quando è stato presentato, è stato frammentato in modo da evitare la valutazione d'insieme. Conflitti d'interesse. Cercano di compensare offrendo agli espropriati dei terreni limitrofi, ma i contadini rifiutano lo scambio e possono farlo secondo la legge. Lottare contro la repressione fa parte della lotta. C'è una giurisprudenza specifica su NDL, come per i No Tav. Identificazione delle persone. Proibizione di residenza per militanti prima di qualsiasi giudizio. Diniego di diritti fondamentali. Le forze dell'ordine distruggono le prove, si denuncia la cosa e il giudice cestina la denuncia. Inpunità. Nella manifestazione del 2014, 3 ragazzi rimangono feriti, mutilati, per i poliziotti nessun procedimento. C'è poi stata la morte di una persona colpita da una granata. Ne è seguita una manifestazione davanti a una fabbrica di armi, armi realizzate con istruzioni specifiche su come utilizzarle nell'ordine pubblico. Occorre denunciare l'abuso di repressione. Ci sentiamo legittimati.

Thomas Dubreuil
vi sono molti aspetti giuridici che presentano somiglianze e altri che presentano specificità, rispetto alla vicenda No Tav. Stato di diritto che i promotori dicono violato dalla presenza degli opponenti, mentre la violazione è l'imposizione del progetto stesso contro il diritto di proteggere il proprio habitat. Ricorso al TPP su due problemi: partecipazione del pubblico di facciata per ottenere legittimazione; approccio giuridico conservatore. Difficoltà del pubblico ad avere visione globale del progetto e dei suoi impatti a causa della frammentazione delle presentazioni. Nel 2003 c'è l'istituzione dell'organismo Debat Public, dove le considerazioni ambientali sono messe però in 2° piano, e la ristrutturazione dell'aeroporto esistente viene dichiarata non sostenibile, in previsione di una prossima saturazione. Nel 2006 identico schema, dati di progetto parziali, dati economici poco chiari se non latitanti, documenti che non mettono in luce tutti i dati o li occultano. Elementi diversi presentati in momenti diversi, per rendere difficile la comprensione. Nel 2013 la pressione produce uno studio che riconosce la fattibilità della ristrutturazione dell'aeroporto esistente, mostra che il pubblico è stato privato dei dati e quindi non ha potuto influire nel momento in cui ciò sarebbe servito. Ma l'impatto e il costo sono ancora assenti dal dossier. Sollecitiamo la Commmissione che produce un suo studio, anch'esso mancante della parte di impatto sul territorio, ma portato come prova che la partecipazione c'è stata. C'è stata in realtà una privazione dei dati di conoscenza. Seguono numerosi ricorsi alla giurisdizione da parte degli oppositori in merito a questo dossier, al contratto di concessione e alle sentenze ambientali, che tuttavia vengono sempre rifiutati. I giudici non vogliono immischiarsi, dando di fatto un'interpetazione favorevole ai promotori. Il contenzioso viene portato al consiglio di stato, in merito alla valutazione dell'utilità pubblica del progetto fatta su dati obsoleti e incompleti, ma viene rifiutato. La Costituzione consente purtroppo che i cittadini siano spodestati. Viene aperto un contenzioso contro le ordinanze ambientali che autorizzano la distruzione di siti naturali, sulla base delle compensazioni. Le nostre critiche: tali ordinanze consacrano un metodo contraddittorio e senza base scentifica; gli inventari per le compensazioni sono insufficienti. Sulle misure di compensazione comunque gli gricoltori rifiutano la loro messa in atto. Nel Tribunale Amministrativo il giudice non prende in considerazione l'impatto ambientale delle misure di compensazione, che sono illegali, incompatibili. Violazione dei diritti che la legge dovrebbe difendere. Ipocrisia. Sistema giuridico preserva la parvenza dello stato di diritto, ma impedisce lo stop al progetto, mentre dovrebbe preservare gli interessi dei cittadini. Poteri pubblici mostrano incapacità di mettersi in discussione. Prenderne coscienza per far rispettare democrazia e diritto.

Daniel Ibanez
La Francia ha disconosciuto i diritti dei cittadini a partecipare alle decisioni sul TAV. Assenza di imparzialità e lealtà da parte della politica. Uso violento della repressione. Una legge dell'82 prescrive che i trasporti interni devono soddisfare i bisogni dei cittadini a condizioni sostenibili per la collettività, sulla base dell'evoluzione prevedibile dei flussi e dei costi economici e sociali che regolano l'uso dei fondi pubblici. Nel '92 si organizza il Debat Public per informare e dibattere su queste opere. Nel 2004 viene concordata una formula per la valutazione economica dei progetti. Chiunque poteva esprimersi sui fatti di efficienza economica, a partire dal servizio reso e in confronto alle strutture esistenti. Ad oggi la resa economica non è conosciuta, né si conosce il contributo finanziario. Il progetto non può essere valutato. L'attraversamento dei Pirenei Lione-Barcellona, un progetto da 24 Ml, la cui impresa proponente nel 2015 è fallita. Anche nel caso Torino-Lione tariffazione e finanziamento non sono dichiarati. Nel 2012 Corte dei Conti francese pubblica dati simili a quelli degli opponenti, il progetto non rispetta i requisiti stabiliti. I cittadini non ne avrebbero benefici. Il Debat Publique in questo caso è stato comunque ignorato, con una eccezione di legge del '96 che innalza il tetto di spesa del progetto, per poterne discutere, a 30 Ml di Euro. Principi fondanti repubblica francese sono la libertà di espressione, la Libertà di poter fare tutto ciò che non nuoce gli altri, nessuno può essere perseguito per le proprie opinioni. La forza pubblica è istituita a vantaggio di tutti e non di coloro che la gestiscono. Tali diritti non sono più rispettati. Le GOII sono imposte sulla base del disconoscimento di questi diritti.

Andres Barreda (Messico)
Qual'è il contesto Globale in cui si inserisce la resistenza al TAV della Val Susa? Come percepiamo le iniziative dei mega progetti e dei Corridoi terrestri, in America Latina? La globalizzazione cerca di rompere le dinamiche del diritto e del rispetto dei luoghi in cui viviamo. Il centro dell'economia mondiale si è trasferito dall'80 nel Pacifico e gli USA hanno inventato i Corridoi Terrestri. Promuovono il fatto che il Messico sia attraversato da questi corridoi come tutto il Centro America. La rete di navigazione principale è quella tra Nord America e Europa, seguita da quella nuova del Pacifico. La rete stradale convoglia più di un miliardo di veicoli. La Globalizzazione ha promosso la mobilità individuale, per interesse delle imprese transnazionali petrolifere. Dal petrolio, tra l'altro, vengono ricavati 10 ml di componenti chimici diversi. Quindi non è solo un combustibile. Si chiama Civilizzazione Petrolifera. Rete mondiale di giacimenti e oleodotti, una rete materiale di integrazione mondiale. La Cina, vero motore del mondo, prevede un corridoio per treni AV verso l'India, attraverso l'Himalaya, verso Mosca e in Africa. Iper accumulazione delle infrastrutture. Occorre un processo di razionalizzazione globale dei trasporti nel pianeta, altrimenti non c'è possibilità di superare il problema del riscaldamento globale. La rete sud americana è poco sviluppata, per 'colpa' dell'Amazzonia, quanto al collegamento N-S, e delle Ande, per la connesione E-O. Il trattato di Libero Commercio del 1994 è stato seguito da un altro nel 2005, in cui c'è il Messico, che comporta la realizzazione di questi corridoi, alcuni già realizzati, altri non ancora, pensati per connettere le produzioni ormai spezzettate e delocalizzate delle automobili. I grandi corridoi devono rispondere a questa esigenza e devono essere intermodali, con estensioni dal Messico all'America Centrale, il Venezuela e tutta l'America Latina. L'ALCA è un accordo finalizzato a questo scopo. C'è poi stata l'iniziativa di Integrazione dell'America del Sud. Riguardo al corridoio E-O, quello tra Ande e Amazzonia, si tratta di un corridoio importante, per le risorse strategiche, come acqua e petrolio, che convoglia. C'è anche una prospettata integrazione della navigabilità fluviale, corridoio delle risorse alimentari, area detta La Repubblica delle Risorse. I corridoi progettati in Europa rispondono a esigenze simili, devono collegare l'Europa Centrale con la Cina. Diverse versioni erano già state promosse dall'allora URSS, con l'idea di ricostruire La Via della Seta, dove risiede la maggior popolazione di tutto il pianeta, e che è il centro dell'industria tessile a basso costo per tutto il pianeta. L'Europa ha proposto molti corridoi dopo la disgregazione dell'URSS, quando quest'area è stata balcanizzata. Con Putin l'Unione Europea cambia i suoi piani, che hanno tutti un punto in comune nel passaggio per l'Ucraina. Esiste una contrapposizione tra queste proposte e quelle dei BRICS, nell'ottica di un capitalismo non competitivo, che ha dato luogo a trattati Mercosur, Alba, Unasur. Il progetto IRSA ad es. elimina tutti i corridoi N-S. Sul versante dominato dagli USA, sono stati siglati molti diversi trattati bilaterali e multilaterali tra cui il TIPP del pacifico, e Atp, quello atlantico. I Brics rispondono con un nuovo canale nel Nicaragua, una pazzia, contro ogni regola di libero commercio, che sarà il tramite di passaggio più grande tra i due oceani, sponsorizzato da Russia e Cina. Quindi questa è un'epoca non solo di speculazione finanziaria, ma anche di speculazione tecnico scientifica, come il Fracking o lo sfruttamento dei ghiacciai delle Ande, che spinge i mega progetti. La Colombia ha le dighe più grandi, grazie alla sua grande ricchezza di acqua. In America Latina esiste una grande differenza tra i diversi paesi. Dove ci sono accordi con gli USA, questi progetti si sviluppano in modo differente dai paesi dell'UNASUR, anche sul fronte delle pressioni contro le popolazioni. Il Messico è il paese con le proprietà terriere più distribuite, frazionate, con 30 ml di proprietari. Come togliere la terra a queste persone, per costruire strade, miniere, ecc.? Ogni volta avviene un'aggressione contro le popolazioni. In Messico non c'è democrazia. 16 gruppi armati, manifestazioni, frodi elettorali, aggreessioni e omicidi. La protesta continua. Legge sull'acqua, considerata proprietà delle imprese minerarie. Fabbriche spostate dal Nordamerica al Messico, che nei prossimi anni sarà il 2° produttore di auto. Corridoi per le fabbriche globali, speculazioni sull'economia globale a lungo termine. La Val di Susa è importante, la resistenza qui è importante, un grande esempio davvero molto utile e senza confronti, come anche l'analisi fatta qui sui meccanismi tecnici, politici e finanziari sottesi ai mega progetti.