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Chi ci sostiene

Numerose personalità da tutto il mondo avevano sostenuto l'esposto presentato al TPP, in sintonia con il movimento notav, dal Controsservatorio Valsusa e da un folto gruppo di sindaci.
Anche in occasione della sessione conclusiva che il TPP ha dedicato a "Diritti fondamentali, partecipazione delle comunità locali e grandi opere" ci giungono numerose manifestazioni di sostegno. Eccone alcune:

Alex Zanotelli
Prima di tutto grazie al Tribunale Permanente dei Popoli, perchè ha voluto accogliere il grido dei Valsusini, un grido che i tribunali italiani non solo non hanno accolto, ma hanno considerato sovversivo.
Sono sempre stato un sostenitore del diritto del popolo della Val di Susa di decidere del futuro del suo territorio. Il popolo valsusino è un popolo appassionato del proprio territorio, della bellezza della propria valle che non vuole svendere per un piatto di lenticchie. Ritengo che la resistenza nonviolenta del popolo valsusino contro l'imposizione da parte del capitalismo finanziario internazionale che si ammanta del potere di Stato sia la stessa resistenza che dovranno fare tutti i popoli, se vogliamo salvare il Pianeta.
E' in ballo il futuro di homo sapiens che, su questo pianeta, è diventato homo demens

Raul Zibechi
En el mes de setiembre estuve en Val Susa y pude comprender que la lucha de la población es una lucha por la vida, por seguir siendo hombres y mujeres que viven y trabajan junto a la naturaleza, al lado de ríos, bosques y montañas, sin dañarlos, sin destruirlos, cuidando el entorno no sólo para ellos sino sobre todo para las generaciones futuras.
Los pueblos deben ser consultados ante intervenciones estatales o privadas que modifican el entorno donde viven y que puede afectar su salud y sus modos de vida. No hacerlo es una grave violación de los derechos de los seres humanos a una vida digna.    (19 de octubre de 2015)
[Lo scorso Settembre sono stato in Valsusa e questo mi ha dato la possibilità di capire che la lotta della popolazione locale è una lotta per la vita, per continuare a essere uomini e donne che vivono e lavorano insieme alla natura, accanto ai fiumi, boschi e montagne, senza danneggiarli, senza distruggerli, prendendosi cura dell'ambiente circostante non solo per loro stessi ma soprattutto per le generazioni future.
Le popolazioni devono essere consultate prima di interventi statali o privati che modificano l'ambiente in cui vivono, e che possono incidere sulla loro salute e sul loro modo di vivere. Non farlo è una grave violazione del diritto degli esseri umani a una vita degna]

Salvatore Settis
Ritengo che il Tribunale dei Popoli faccia cosa quanto mai opportuna nel prendere in esame la situazione delle opere pubbliche in Val di Susa, del loro impatto ambientale, paesaggistico, ecologico, estetico, archeologico non solo sulla geografia e la topografia dei luoghi, ma sulla percezione di sé che hanno (attraverso la propria vita quotidiana) le popolazioni e le comunità civili, e dunque sul funzionamento stesso della democrazia. Auspico che questo importante appuntamento possa aprire gli occhi a chi, nelle istituzioni, ha finora privilegiato un approccio unilaterale e autoritario al problema posto da numerosissimi cittadini della Val di Susa e non solo 

Tomaso Montanari
Come cittadino italiano, come storico dell'arte, come professore dell'università pubblica di questo paese, come amico del paesaggio, del patrimonio culturale e soprattutto dei cittadini della Val di Susa chiedo al Tribunale Permanente dei Popoli di accertare soprattutto una cosa: la popolazione della Valle è stata, o no, messa in condizione di partecipare davvero alla determinazione del futuro dell'ambiente in cui essa vive e vivrà? La grande opera del Treno ad Alta Velocità ha o non ha – per quanto riguarda il suo attraversamento della Val di Susa – un'autentica legittimazione democratica?
Chiedo al Tribunale di valutare attentamente, e di applicare alla Val di Susa, queste parole: «Uno studio di impatto ambientale non dovrebbe essere successivo all’elaborazione di un progetto produttivo o di qualsiasi politica, piano o programma. Va inserito fin dall’inizio e dev’essere elaborato in modo interdisciplinare, trasparente e indipendente da ogni pressione economica o politica.
Dev’essere connesso con l’analisi delle condizioni di lavoro e dei possibili effetti sulla salute fisica e mentale delle persone, sull’economia locale, sulla sicurezza. I risultati economici si potranno così prevedere in modo più realistico, tenendo conto degli scenari possibili ed eventualmente anticipando la necessità di un investimento maggiore per risolvere effetti indesiderati che possano essere corretti. È sempre necessario acquisire consenso tra i vari attori sociali, che possono apportare diverse prospettive, soluzioni e alternative. Ma nel dibattito devono avere un posto privilegiato gli abitanti del luogo, i quali si interrogano su ciò che vogliono per sé e per i propri figli, e possono tenere in considerazione le finalità che trascendono l’interesse economico immediato.
Bisogna abbandonare l’idea di “interventi” sull’ambiente, per dar luogo a politiche pensate e dibattute da tutte le parti interessate. La partecipazione richiede che tutti siano adeguatamente informati sui diversi aspetti e sui vari rischi e possibilità, e non si riduce alla decisione iniziale su un progetto, ma implica anche azioni di controllo o monitoraggio costante. C’è bisogno di sincerità e verità nelle discussioni scientifiche e politiche, senza limitarsi a considerare che cosa sia permesso o meno dalla legislazione». Non sono parole di parte, o parole estremiste: non sono nemmeno parole che sorgano dal cuore della Valle: sono parole della enciclica Laudato sii di papa Francesco. Ebbene: esse sono state rispettate, o tradite, in Val di Susa?
È questo il giudizio che io, e tantissimi altri cittadini europei, aspettiamo dal Tribunale Permanente dei Popoli

Luciano Gallino
La realizzazione della TAV in Val di Susa che si vuol condurre a termine a costo di usare  la forza, ad onta degli infiniti dati che comprovano la vecchiezza del progetto, la inutilità, i costi assurdi a fronte dei miliardi che ci vorrebbero per rimediare al dissesto idrogeologico, ecc.sono uno dei maggiori casi delle violazione dei diritti economici, sociali, civili, culturali che gli Stati membri dell'Unione ledono da decenni, calpestando una dozzina almeno di leggi fondamentali della stessa UE. Attendiamo con ansia una inversione di tendenza della giurisprudenza e della legislazione comunitaria.

Giovanni Palombarini
È noto ormai da anni che, al di là della pur grave questione delle ingenti spese che l’opera richiede, vi sono due problemi di fondo che la vicenda ha imposto all’attenzione di tutti. Da un lato la politica delle grandi opere dettata da rilevanti interessi economici indifferenti al bene collettivo  mette in pericolo un equilibrio ambientale e ecologico spesso già compromesso. Dall’altro non è concepibile che la volontà e gli interessi della popolazione di un’intera vallata vengano trascurati in nome di un indefinibile interesse nazionale.
Sono problemi essenziali di democrazia, che impongono di schierarsi. Le scelte dell’attuale governo italiano vanno in direzione contraria alla loro soluzione, e la volontà della comunità della Val di Susa viene in vari modi repressa.

Paolo Maddalena
Poteri oscuri hanno decretato la fine della nostra economia, del nostro territorio e della nostra indipendenza. I governi asserviti alla finanza ci stanno conducendo nel baratro. Il popolo ha nella vigente Costituzione (finché dura, Trattato transatlantico permettendo), la posizione di “contropotere” da esercitare secondo il principio di “sussidiarietà” (art. 118, ultimo comma Cost.). Siamo tutti impegnati a impugnare i provvedimenti legislativi incostituzionali davanti al giudice comune, per sollevare questioni di legittimità costituzionale e ottenere l’annullamento di queste leggi incostituzionali. Intanto le “sentenze” del Tribunale permanente dei popoli hanno una grande efficacia conoscitiva, interpretativa e comunicativa. Sappiamo che i media sono nelle mani di chi ci sta guidando verso la fine, ma, diceva Ghandi, “per propalare un’idea basta parlare con il proprio vicino”. Parliamo con quante più persone possiamo e  impegnamoci con tutta la nostra anima.

Marco Aime
Sostengo in pieno fin dagli inizi questa iniziativa di appellarsi al Tribunale Permanente dei Popoli. La sostengo perché quella contro il tunnel non solo è una giusta battaglia per la difesa dell’ambiente, ma è anche e soprattutto una legittima resistenza in nome della democrazia, quella vera, quella partecipata e non imposta dall’alto. La ormai più che ventennale mobilitazione del movimento No-Tav punta il dito su alcuni problemi giuridici di primo piano, primo fra tutti il diritto di una comunità di difendersi da imposizioni, anche se prese da una presunta maggioranza. Democrazia significa partecipazione e non dittatura della maggioranza. In valle di Susa si è invece consumata un’azione impositiva a dispetto della volontà di migliaia dei suoi abitanti, trasformando la valle in un’area militarizzata indegna di un Paese che si dice “democratico”.
Nel vedere la val di Susa militarizzata, i cantieri occupati dall’esercito e dai carabinieri, tornano alla mente le sconsolate parole di Lemuele Gulliver, quando, dopo aver tentato di spiegare al re dei giganti il sistema di governo degli uomini, dice un po’ malinconicamente: «Quando mi sentì parlare di certe guerre lunghe e onerose cadde dalle nuvole e pensò che noi fossimo un popolo di attaccabrighe (...) Ma soprattutto rimase sorpreso quando mi sentì parlare di un esercito mercenario stanziale in periodo di pace. Se eravamo governati, come avevo sostenuto, da rappresentanti che noi stessi avevamo eletti, non riusciva a capacitarsi di chi avevamo paura o contro chi mai avremmo dovuto combattere».

Ugo Mattei
“E’ difficile immaginare oggi, in piena crisi di legittimità della sovranità statuale e della sua logica di ferrea esclusione, istituzioni più importanti dei tribunali d’opinione per mantenere vivo un senso di legalità legittima. Sono questi alti Fori, qualora sostenuti da un’ opinione pubblica informata e consapevole, i luoghi in cui il senso di giustizia delle comunità e dei popoli può trovare soddisfazione nella difesa e nella costruzione dei beni comuni. Quale che sia l’ esito del processo il Movimento NO TAV si conferma protagonista nella costruzione globale di un’ ecologia del diritto”.