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L'opinione di...

Spazio dedicato alla lettura e all'approfondimento dei fatti di cui ci occupiamo


Le sentinelle, il procuratore e la sentenza
di Ezio Bertok (pubblicato su Comune-info il 16/11/2015)

C'è un sacco di gente poco informata o molto distratta che scrive falsità sulla lotta dei No Tav. Uno dei luoghi di abituale ritrovo di queste persone sono le autorevoli pagine di Repubblica. Nei giorni scorsi, forse contrariato dall'impossibilità di raccontare la sessione del Tribunale Permanente dei Popoli dedicata al Tav come problema di ordine pubblico, il quotidiano ha pubblicato nell'edizione torinese due rilevanti esempi della serenità d'animo con cui tratta quegli eventi. Il primo è una notizia di scarso rilievo annunciata in pompa magna dal direttore generale della società incaricata di gestire la Torino Lione con evidenti intenti mistificatori. Il secondo è un'invettiva priva di contenuti quanto ricca di livore contro il Tribunale dei Popoli. L'ha scritta, al solo scopo di denigrare il lavoro dei "colleghi", un procuratore in pensione, nemico giurato della protesta valsusina. Il suo nervosismo segnala, tuttavia, che per i supporter e i lobbysti dell'alta velocità la sentenza del Tribunale è stata un gran brutto colpo. Per la gente che difende una valle meravigliosa, invece, si tratta di un punto di non ritorno. Lo dimostra il fatto che la sentenza li riconosca come "sentinelle che lanciano l'allarme" ma lo dice, a modo suo, anche la creatività di piccole iniziative come la "sentenzaiola", l'allegra trovata promossa da un pericoloso gruppo di settantenni ai cancelli del cantiere di Chiomonte

Il Tav sul banco degli imputati
intervista a Livio Pepino pubblicata su Riforma.it il 3/11/2015

Dal 5 all’8 novembre il Tribunale Permanente dei Popoli chiamato a giudicare eventuali violazioni dei diritti umani in valle di Susa. Intervista a Livio Pepino, magistrato, fra i promotori dell’istanza

Ci siamo.
La linea ferroviaria ad alta velocità ( o alta capacità) Torino – Lione va a processo. E per una volta sarà proprio lei a sedere sul banco degli imputati, e non, come fino ad ora accaduto, chi a questa opera si oppone. Si terrà infatti a Torino dal 5 all’8 novembre la sessione conclusiva del Tribunale Permanente dei Popoli (Tpp) relativa alla valutazione delle grandi opere, chiamato a pronunciarsi sull’eventuale non rispetto dei diritti fondamentali nei confronti dei cittadini e delle comunità locali. E sarà la prima volta per l’Italia.

In gioco non c’è solo un treno inutile
di Ezio Bertok (pubblicato su Comune-info il 31/10/2015)

[Il primo fu chiamato a giudicare il comportamento dell’esercito degli Stati Uniti in Vietnam, il  secondo il ruolo delle imprese multinazionali nelle dittature di Pinochet e delle altre giunte militari del Sudamerica. Dal 1979 l’eredità del Tribunale Russel, per iniziativa di Lelio Basso, è stata raccolta dal Tribunale Permanente dei Popoli. Giovedì 5 novembre sarà a Torino per esprimere un’autorevole e importante sentenza su alcune gravi violazioni dei diritti fondamentali come il mancato ascolto di un’intera comunità. Sono state commesse, quelle violazioni, in nome del progresso, per realizzare il percorso del treno ad alta velocità da Torino a Lione e altri megaprogetti utili soltanto al sacro business delle Grandi Opere. Una notizia di grande rilievo per chi si sente parte di quello che è da tempo molto più di un movimento di protesta e forse trascurabile per il circo mediatico che, in caso di Tav, si alimenta solo di problemi ordine pubblico]

Il TAV a giudizio
Intervista di Luca Martinelli a Livio Pepino - Altreconomia 29 ottobre 2015

Dal 5 all'8 novembre tra Torino e la Valsusa il Tribunale permanente dei popoli discute di "partecipazione della comunità locali e grandi opere". A partire dal caso dell'Alta velocità Torino-Lione, una giuria di nove membri del più autorevole tribunale d'opinione al mondo giudicherà se nel rapporto con le popolazioni vengono rispettati i principi fondamentali della democrazia, della partecipazione, della possibilità di interloquire dei cittadini, un fenomeno che "investe le forme della democrazia contemporanea" spiega ad Altreconomia Livio Pepino, presidente del Controsservatorio Valsusa, che rappresenta l'accusa.

Diritto di parola sotto processo
di Livio Pepino (pubblicato su il manifesto  20.10.2015)

Erri De Luca è stato assolto. La sentenza del Tribunale di Torino non lascia adito a dubbi: affermare che «la Tav va sabotata» non è un reato ma un’opinione, affidata al dibattito politico e non alle cure di giudici e prigioni. Qualche tempo fa sarebbe stata una «non notizia», quasi un’ovvietà (e senza bisogno di scomodare Voltaire).
Non così oggi. Almeno a Torino, dove un giudice per le indagini preliminari ha disposto, per quella affermazione, un giudizio e due pubblici ministeri hanno sostenuto l’accusa e chiesto la condanna.
Dunque l’assoluzione e il punto di diritto affermato dal giudice rappresentano una buona notizia. Per una pluralità di motivi.

Val di Susa, tre processi che parlano dell’Italia
di Livio Pepino (pubblicato su il manifesto  14.10.2015)


Ci sono, in questo scorcio di autunno, fatti convergenti che rimandano a diversi modi di governo della società, pur occultati sotto scelte definite tecniche. Il luogo in cui accadono è, ancora una volta, la Val Susa, piccola valle alpina che appare sempre più, nel bene e nel male, laboratorio della vicenda politica dell’intero Paese. Domani inizierà – evidente accanimento accusatorio – il processo d’appello a 4 militanti No Tav, assolti in primo grado (dopo 1 anno di carcere in isolamento), dall’accusa di attentato per finalità terroristiche in riferimento a un «assalto» al cantiere di Maddalena di Chiomonte con incendio di un compressore (senza alcun danno alle persone).
Quattro giorni dopo sarà il Tribunale di Torino a pronunciarsi nei confronti dello scrittore Erri De Luca, tratto a giudizio – moderna versione di caccia alle streghe – con l’accusa di istigazione a delinquere (sic!) per avere dichiarato in una intervista: «La Tav va sabotata. Ecco perché le cesoie servivano: sono utili a tagliare le reti». Dal 5 all’8 novembre poi – inedito cambio di registro – sarà il Tribunale permanente dei popoli (organismo di opinione erede del Tribunale Russel) ad occuparsi, a seguito di un ricorso del Controsservatorio Valsusa e di alcuni amministratori della Val Susa, in sintonia con il Movimento No Tav, della vicenda del treno ad alta velocità Torino-Lione e a dire se in essa ci siano state e ci siano violazioni di diritti fondamentali di singoli e della comunità della Val Susa da parte degli enti promotori dell’opera e delle apposite società di attuazione, del Governo italiano (in particolare nelle persone di alcuni funzionari preposti alla realizzazione), della Commissione petizioni del Parlamento europeo e del coordinatore dell’Unione europea per il Corridoio mediterraneo.

Lettera aperta al ministro Delrio
di Livio Pepino (Controsservatorio Valsusa)

12 aprile 2015

Gentile ministro,
le scrivo per conto del Controsservatorio Valsusa, da tempo impegnato in una attività di documentazione, analisi e studio della progettata Nuova linea ferroviaria Torino-Lione, della sua utilità economica, dei suoi effetti sulla situazione dei trasporti, dei rischi che essa comporta per la salute delle popolazioni locali.
Nell’assumere l’incarico di ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Lei ha rilasciato numerose dichiarazioni e interviste all’insegna della discontinuità con il recente passato. Da ultimo, in una intervista a la Repubblica del 12 aprile, ha affermato testualmente: «Focalizzarsi sulle Grandi opere ci ha portato in 14 anni di Legge obiettivo a stanziare 285 miliardi per vederne impiegati appena 23. La montagna ha partorito il topolino e ha anche generato meccanismi opachi […].

Non è successo nulla
di Ezio Bertok (Controsservatorio Valsusa)

21 marzo 2015

Tra i presenti qualcuno ha parlato di grande emozione, qualcuno ha confessato di aver provato un groppo in gola per le cose sentite, altri hanno assicurato che è stata una delle più intense giornate vissute negli ultimi anni. Giudizi forse troppo benevoli, ma nessuno sembra essere rimasto indifferente. Certo è che non si è trattato di ordinaria amministrazione e le cose dette il 14 marzo a Torino, nella nuova aula magna dell'Università, lasceranno il segno.
Ascoltare il sociologo portoghese Luis Moita, membro della giuria del Tribunale Permanente dei Popoli, che ripercorre le tappe del TPP ricordando le ragioni che quarant'anni prima avevano spinto Sartre a fondare il tribunale Russel, ascoltare Gianni Tognoni che spiega le ragioni che hanno portato il TPP a occuparsi di diritti fondamentali violati in relazione alla realizzazione di grandi opere in Val di Susa e in Europa sono cose che non capitano tutti i giorni. Come non capita tutti i giorni ascoltare l'atto di accusa argomentato da Livio Pepino che ricorda le innumerevoli occasioni di mancato ascolto delle comunità locali sul caso TAV e parla esplicitamente di nuove forme di politica coloniale nel cuore dell'Europa; e poi il sindaco di Susa Sandro Plano che si sofferma sulla differenza per un sindaco tra l'essere ricevuto e l'essere ascoltato, sulla differenza tra democrazia formale e sostanziale.